Il Sinodo dei vescovi è “lo strumento più indicato” per esprimere la collegialità, ma è “perfettibile” e deve “certamente evolvere”, anche se “lentamente, saggiamente e progressivamente”. Lo ha detto il card. Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale belga, intervenendo oggi al Sinodo dei vescovi, in svolgimento in Vaticano fino al 27 settembre. In qualsiasi riforma, ha sottolineato Danneels ribadendo le critiche da lui già espresse al Sinodo dei vescovi in occasione dell’ultimo Concistoro, “ciò che in ogni caso deve essere conservato, è il fatto che i padri sinodali possano parlare al riparo di qualunque influenza indotta da gruppi di pressioni esterne e che essi possano parlare liberamente, tutti, sempre e su qualsiasi argomento”. Danneels non ha mancato, tuttavia, di dare alcuni suggerimenti concreti per un’eventuale riforma del Sinodo, tra i quali quello di “concentrarsi più direttamente su alcune questioni importanti” e di estendere il ricorso ai Sinodi speciali, “più ridotti di numero e dedicati ad uno o due temi precisi”. Questo perché, ha spiegato il cardinale, “un grande Sinodo ordinario come questo favorisce molto il sentimenti di collegialità effettiva tra i vescovi”, ma porta scarsi frutti per la “collegialità effettiva”. In un’epoca in cui “le grandi certezze religiose e morali crollano”, ha detto Danneels aprendo il suo intervento, i vescovi “hanno grande bisogno di Pietro”, ma anche “di un collegio episcopale mondiale forte, competente e santo”. Il cardinale belga si è anche soffermato sul ruolo delle Conferenze episcopali, chiedendo “applicazioni concrete” del principio di sussidiarietà. Il vescovo, ha concluso Danneels, deve anche “praticare l’arte di comunicare”, e su alcuni documenti ufficiali sarebbe bene che venisse consultato prima della pubblicazione, almeno a livello di Conferenze episcopali. ” “” “