SINODO DEI VESCOVI: IL MINISTERO PATRIARCALE, PONTE DI DIALOGO ECUMENICO CON LE CHIESE ORTODOSSE

Il ministero patriarcale è l’equivalente – “servatis servandis” – del ministero petrino nell’ecclesiologia orientale”. La precisazione è di Sua Beatitudine Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei greco-melkiti (Siria), intervenendo ieri pomeriggio alla settima Congregazione generale della X Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. “Non è corretto – ha detto – annoverare il Sinodo patriarcale fra le Conferenze episcopali. Si tratta infatti di un organismo assolutamente distinto. Il Sinodo patriarcale è l’istanza suprema della Chiesa orientale. Può legiferare, eleggere i vescovi e i Patriarchi, decidere in merito alle dispute”. Per Sua Beatitudine non si tratta di tributare “un particolare onore” al Patriarca. “Vorrei far notare – ha detto – che parlare nei documenti ecclesiastici dell’onore e dei privilegi dei patriarchi, significa sminuire il loro ruolo tradizionale. Non si tratta di onore, di privilegi, di concessioni. L’istituzione patriarcale è un’entità specifica esclusiva dell’ecclesiologia orientale”. “Finché – ha aggiunto il Patriarca melchita – nell’ecclesiologia romana non si terrà conto di questo, non vi saranno progressi nel dialogo ecumenico. Inoltre, il ministero patriarcale non è una creazione romana, non è frutto di privilegi concessi o accordati da Roma. Una siffatta concezione non può che pregiudicare ogni possibile intesa con l’Ortodossia. Lo rivendichiamo anche per la nostra Chiesa patriarcale melkita e per tutte le nostre chiese orientali cattoliche. Si è atteso troppo a lungo per applicare i decreti del Concilio Vaticano II e le Encicliche e le Lettere dei Pontefici, segnatamente di papa Giovanni Paolo II. Ciò fa perdere ogni fiducia nella buona volontà della Chiesa di Roma nel dialogo ecumenico”.