SINODO DEI VESCOVI: NELLA CHIESA MENO TITOLI E PIÙ DIFESA DEI POVERI

La sobrietà nella Chiesa, la difesa dei diritti dei poveri, la lotta per la giustizia, il rispetto delle minoranze culturali sono alcune delle richieste emerse ieri e oggi durante la settima e ottava congregazione dell’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, in corso fino al 27 ottobre in Vaticano. Per la Chiesa “non basta vestirsi da poveri, bisogna amare la povertà come Cristo”, ha ricordato mons. Tadeusz Goclowski, arcivescovo di Gdansk (Polonia), per il quale la povertà dei vescovi è “un segno importante, anzi una sfida”. “Reclamare i diritti dei poveri senza politicizzare il problema – ha aggiunto -, collaborare con le organizzazioni governative e non governative al di sopra delle divisioni politiche, questa pare sia la strada giusta per la Chiesa per affrontare il problema della povertà nel mondo”. Per mons. Leonardo Z.Legaspi, arcivescovo di Caceres (Filippine), i due settori che hanno più bisogno della speranza portata dalla Chiesa sono appunto i poveri e i giovani: “I poveri perché la miseria costante li porta alla disperazione. I giovani, perché la cultura moderna li ha sfruttati e li ha svuotati di ogni speranza”. Per i poveri, ha puntualizzato, “la disperazione nasce dal loro asservimento a un sistema economico ingiusto, la speranza che offriamo dovrebbe comprendere mezzi concreti per promuovere la giustizia ed effettuare una più giusta distribuzione delle risorse mondiali”. Un invito a “dare spazio alle differenze culturali dei vari popoli e razze per la creatività dinamica all’interno delle nuove Chiese”; soprattutto traducendo le formule liturgiche del rito romano in versioni rispettose delle culture, è stato formulato dall’arcivescovo di Calcutta (India) mons. Henry Sebastian D’Souza. Concetto, questo, ribadito anche da mons. Victor Alejandro Corral Mantilla, vescovo di Riobamba (Ecuador) nella sua difesa dei poveri e delle culture autoctone dell’America Latina. Mons. Corral, a chiusura del suo intervento, ha suggerito anche, per mantenere una “effettiva povertà evangelica”, di “spogliarsi dei vari titoli di eccellenza, eminenza, monsignore…”. “Facciamoci chiamare solamente ‘padri”, ha detto. Suggerimento poi sfociato nell’ilarità generale dell’assemblea quando il presidente delegato di turno ha congedato mons. Corral con un “Gratia ad multos excellentissime domini”, vale a dire “Grazie eccellentissimo”.