Anche se in “pensione”, i vescovi continuano ad “essere membri del Collegio episcopale”. A sottolinearlo, è stato mons. David Picao, vescovo emerito di Santos (Brasilia), uno dei quattro vescovi emeriti presenti all’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Il vescovo è intervenuto questa mattina alla ottava Congregazione generale ed è stato il primo, fino adesso, a chiedere un innalzamento dell’età “pensionabile” dei vescovi. “Sappiamo che molti emeriti, a 75 anni – ha detto – hanno abbastanza salute e mente lucida”. Perché allora non prorogare ai “78 anni” l’età fissata per la “rinuncia” all’incarico episcopale? Per avvalorare la proposta, mons. Picao ha presentato ai padri sinodali studi fatti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, che dimostrano l’aumento della qualità della vita ed attestano che nell’anno 2050 ci saranno nel mondo 2 milioni e 200 mila “centenari”. Anche circa il ruolo degli emeriti in diocesi, mons. Picao ha offerto una serie di osservazioni. “Se gli emeriti – ha detto – hanno voce e voto deliberativo nel Concilio Ecumenico e nei Concili particolari, perché non è dato loro voto nelle Assemblee delle Conferenze episcopali?”. E “se il vescovo emerito – ha aggiunto – continua ad essere vincolato alla diocesi, dovrebbe meritare che il suo nome fosse dichiarato nel canone della Messa subito dopo il nome del vescovo diocesano”. Agli emeriti, inoltre, dovrebbe essere riconosciuta anche “la facoltà ordinaria per assistere ai matrimoni” senza che per questo debbano richiedere la dispensa al vescovo. Al tempo stesso, l’emerito è chiamato a “testimoniare la vita d’unità con il nuovo vescovo diocesano”, e ad agire “con sapienza e discernimento” collaborando con lui e senza fare “commenti sfavorevoli” alla sua persona e ai suoi atteggiamenti