UNIVERSITÀ: GIOVANNI PAOLO II, LE RIFORME TRA “NUOVE SINTESI DEL SAPERE” E “DIACONIA DELLA VERITÀ”

Le riforme in atto in Italia chiedono docenti universitari in grado di fornire ai giovani “nuove sintesi del sapere non di tipo enciclopedico, ma umanistico” e la capacità di “superare forme di stagnazione nel dialogo culturale, sia a favore di una “diaconia della verità” che “rappresenta un compito epocale per l’università”. E’ quanto scrive il Papa, nel messaggio inviato oggi ai partecipanti al VI incontro nazionale dei docenti universitari cattolici, promosso dalla Cei sul tema “Umanesimo cristiano e cultura universitaria”. La “diaconia della verità”, spiega il Papa, è un “atteggiamento interiore” da cui “deriva la capacità di scrutare il senso degli eventi” per poi tradurla nello “stile quotidiano” di vita del docente universitario, che diviene così “portatore di speranza per la vita personale e sociale”. I cristiani, in particolare, “sono chiamati a rendere testimonianza della dignità della ragione umana, superando lo scetticismo epistemologico, le riduzioni ideologiche del razionalismo e le derive nichiliste del pensiero debole”. In un tempo di “grandi trasformazioni”, osserva il Papa, anche le università “sono chiamate a rinnovarsi”, partendo dalla “vocazione” all’insegnamento come “cuore del nuovo umanesimo”. I docenti, secondo il Papa, devono “formare persone che non finiscano per ritorcere contro l’uomo le immense e tremende possibilità” del progresso scientifico e tecnologico, partendo dalla consapevolezza che “quando l’uomo vuole disporre a proprio arbitrio dei frutti dell’albero della conoscenza, finisce per ritrovarsi triste operatore di paura, di scontro e di morte”. L’umanesimo cristiano, conclude Giovanni Paolo II, “non è astratto” e “la libertà di ricerca non può significare neutralità indifferente di fronte alla verità”. ” “” “