SINODO DEI VESCOVI: PER I FEDELI AUSPICATO UN MAGGIOR RICORSO ALLA CONFESSIONE SACRAMENTALE

Il tema della collegialità e del rapporto tra il collegio episcopale e il magistero papale è stato sollevato dal vescovo di Auckland (Nuova Zelanda), mons. Patrick Dunn. A suo avviso, "affinché la Chiesa possa rispondere con prontezza ed efficacia ai bisogni dei tempi, occorre che il ministero petrino e la collegialità episcopale siano costantemente presi in esame". Una declinazione pratica di questa esigenza consisterebbe, per mons. Dunn, nell’avviare incontri regolari, ogni uno o due anni, da parte dei presidenti delle Conferenze episcopali "con i fratelli nell’episcopato nella Curia romana". Dunn ha anche parlato del sacramento della penitenza, riflettendo sulle assoluzioni comunitarie da rendere più frequenti, al di là dei casi estremi che costituiscono prassi pastorale consolidata, vista la difficoltà dei fedeli a frequentare con assiduità tale pratica sacramentale. Anche il vescovo di Tromso (Norvegia), mons. Gerhard Goebel, ha toccato il tema della confessione, mettendo in luce il suo valore sacramentale e auspicando che il magistero episcopale spinga a un ricorso più frequente ad essa. Ha anche invitato a riprendere con forza la devozione mariana. Secondo mons. Goebel, occorre che i vescovi collaborino maggiormente con i laici, "secondo il principio di sussidiarietà", cioè non facendo quanto i laici stessi possono fare autonomamente.