Sono stati almeno 700 mila i soldati italiani imprigionati dai tedeschi, privati dei gradi militari e internati nei campi di concentramento e di sterminio dopo l’8 settembre del 1943. "Molti di essi racconta Maria Rita Saulle, docente di diritto internazionale all’Università di Roma ‘La Sapienza’ furono avviati al lavoro coatto nelle fabbriche tedesche". Tuttavia, mentre per i civili deportati nei lager e costretti a lavorare nelle fabbriche e nei campi è stato riconosciuto il diritto al risarcimento a favore dei sopravvissuti o dei loro eredi, "il lavoro in schiavitù dei militari italiani internati nei lager dopo l’armistizio non è preso in considerazione. Questo perché lo Statuto della Fondazione tedesca ‘Memoria, responsabilità e futuro’ esclude i prigionieri di guerra", spiega Saulle, incaricata dall’associazione degli internati italiani di seguire questo problema. ” “La Fondazione "Memoria, responsabilità e futuro" è sorta nel 1999 e distribuisce indennizzi simbolici che vanno dai 5 ai 12 milioni di lire circa per i "lavoratori schiavi" o i loro eredi, imprigionati dal regime nazista nei lager. Le domande di risarcimento vanno presentate all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e il termine è stato prorogato fino al 31 dicembre prossimo. "Gli internati italiani hanno presentato circa 90 mila domande afferma Saulle – . Molto poche se si considera il numero complessivo, forse perché c’è stata scarsa informazione". In ogni caso il "Curatorium", incaricato dalla Fondazione di esaminare le richieste "è intenzionato a rigettare quelle dei militari italiani in quanto considerati prigionieri di guerra. Ma noi contestiamo tale interpretazione afferma Saulle – perché i militari italiani furono privati dei gradi prima di essere imprigionati, in quanto considerati traditori. Da quel momento non venivano più trattati come prigionieri di guerra". Per questa ragione l’associazione degli internati italiani ha presentato ricorso alla Fondazione e ha chiesto anche l’intervento del governo italiano. Nei prossimi giorni probabilmente i rappresentanti della Fondazione e dell’associazione si incontreranno per cercare delle soluzioni.” “