CARTA DI TREVISO, A. MEOCCI "RIGORE E SOLIDARIETÀ PER TUTELARE I MINORI"

"Risultati importanti nella sensibilizzazione dei giornalisti alla questione minori; una acceresciuta cultura della tutela nella società italiana ma ancora ritardi nel rapporto tra programmi televisivi e minori e tra Rete e minori". E’ il bilancio tracciato, in una intervista al Sir, da Alfredo Meocci, rappresentante dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni a dieci anni dalla "Carta di Treviso", a tutela dei minori nell’informazione, sottoscritta dall’Ordine nazionale dei Giornalisti, la Federazione della Stampa, in collaborazione con Telefono Azzurro e di cui si parlerà in un prossimo incontro a Treviso.” “Tuttavia, secondo Meocci, "siamo ancora all’inizio di un percorso, culturale e politico, che deve portare ad una concezione della tutela, che si basi non soltanto sul rispetto di alcune individualità, ma che veda l’intero corpo sociale solidale sulla cultura della tutela. Senza cadere nel "vietatismo" e senza indulgere nel "tutto è buono per fare incasso e audience"". Tutela che l’Autorità intende portare avanti "con rigore e con imparzialità a partire da audizioni pubbliche dei soggetti interessati, incominciando dai minori e con una riflessione sulla giurisprudenza legata alla tutela, proponendo di legare la Mammì alla legge del 1948 sull’editoria, che ci consentirà una denuncia penale per i reati più gravi. Chi sbaglia vada davanti al video e dica ai suoi telespettatori, "scusateci, ci siamo sbagliati". Chi lede il minore deve essere sanzionato sulla sua credibilità davanti all’utente".” “"Quel che serve maggiormente, però, – conclude Meocci – è costruire un percorso che consenta da un lato di ancorare una normativa di tutela all’Unione europea e dall’altro, rivedere il senso di alcune parole, sessualità, violenza, pornografia, che negli ultimi anni hanno visto un cambiamento nella cultura dei popoli di tutt’Europa". "Non vogliamo operare in modo approssimativo e demagogico, ma cooperando alla costruzione di un modo di pensare che metta al centro dell’azione educativa i nostri ragazzi. E questo non possiamo farlo da soli".” “” “” “