ATTENTATI USA: I VESCOVI, NON C’È CONNESSIONE TRA RELIGIONE E VIOLENZA”

“Il fanatismo e l’odio hanno radici diverse da quelle religiose” e non bisogna “identificare il fondamentalismo violento di alcuni gruppi islamici con la religione musulmana”. A ribadirlo sono i vescovi italiani, nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, svoltosi a Pisa dal 24 al 27 settembre. Illustrando oggi il documento alla stampa, mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti ha sottolineato che i vescovi “rifiutano nettamente qualsiasi connessione tra violenza e religione. Le religioni, in se stesse, non sono fonte di violenza, e le loro forme storiche sono qualcosa di diverso, rispetto alla religione in sé”. I lavori del Consiglio permanente della Cei, ha riferito Betori, si sono svolti “in un clima di vicinanza al popolo americano e di apprensione per gli scenari di incertezza aperti dal tragico evento, terribile affronto alla libertà dell’uomo”. La “richiesta corale” dei vescovi, in sintonia con la prolusione del card. Camillo Ruini, presidente della Cei, “è stata quella di perseguire le vie della pace, della verità e della giustizia”, combattendo il terrorismo e i suoi mandanti ma anche cercando di andare alle radici stesse del conflitto rimuovendone le cause. In questa prospettiva, si legge nel comunicato finale, è “urgente” portare avanti “un negoziato per il conflitto arabo-israeliano in Terra Santa, che si trascina ormai da più di cinquant’anni senza una soluzione stabile”. Il “comune impegno per una reale libertà religiosa”: è questo, per i vescovi, “il punto imprescindibile per un dialogo fruttuoso e un rispetto reciproco tra le diverse esperienze religiose, senza ingenuità e irenismi” e in linea con la testimonianza di Giovanni Paolo II, “pellegrino di pace e di unità” e tenace assertore di un “impegno esemplare per la risoluzione dei conflitti da ricercare con umiltà, tenacia e fiducia”.