NOTA SUL REFERENDUM DEL 7 OTTOBRE

Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – E’ una prima assoluta. Per la prima volta trova infatti applicazione una norma della Costituzione che prevede che una riforma costituzionale possa essere sottoposta al referendum confermativo, in quanto non ha raggiunto la prevista maggioranza qualificata al voto parlamentare. Sul finire della scorsa legislatura infatti venne approvata la riforma degli articoli dal 114 al 132 della Costituzione, col voto favorevole della maggioranza di centrosinistra e quello contrario del Polo. Tanto la maggioranza che l’opposizione (di allora) decisero tuttavia di sottoporre al giudizio dei cittadini questa complessa legge.” “Ed eccoci ora alle urne. Con l’avvertenza, che l’astensione non comporta un nulla di fatto: al contrario del referendum abrogativo, cui siamo da tempo abituati, chi non va a votare insomma non influisce sull’esito della consultazione.” “La riforma è importante dal punto di vita costituzionale perché spezza finalmente ogni ambiguità e distingue nettamente lo Stato dalla Repubblica. Questa infatti, come recita il nuovo testo dell’articolo 114, “è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. All’articolo 118 è poi esplicitamente affermato il principio di sussidiarietà.” “Rafforza la capacità legislativa delle Regioni, evitando ogni forzatura. Per quanto riguarda il coordinamento con altri importanti capitoli, dal bicameralismo alla giustizia costituzionale, al coordinamento con il livello istituzionale europeo, reso in termini oggetto di critiche da parte di diversi costituzionalisti, si tratta di una riforma “ponte”, che accompagna un processo. Ma un “ponte” verso che cosa?” “Qui sta forse il vero problema, che è anche il problema di un processo di riforme istituzionali che si trascina da oltre un decennio e che ormai si intreccia con l’evoluzione del quadro della governance europea. In effetti le riforme istituzionali (che, secondo i sondaggi da sempre interessano poco i cittadini) sono diventate, più che il luogo ove confrontare in modo civile e creativo prospettive di sviluppo della Repubblica, terreno di scontro partigiano o del cozzo di opposte propagande.” “Andiamo alle urne dunque con la certezza della difficoltà del processo in corso, ma anche della necessità di svilupparlo attraverso l’attenta e costante partecipazione dei cittadini, coerentemente con l’identità della nostra costituzione, con i valori di libertà, giustizia, uguaglianza, di umanesimo e di civiltà giuridica, che ne fanno ancora oggi per tutti un prezioso riferimento.” “” “” “