“L’atto di follia che ha seminato morte nel seno stesso del governo e del Parlamento di Zug, ci ha profondamente impressionati e costernati. Preghiamo per le vittime e testimoniamo la nostra vicinanza e solidarietà per le famiglie e le autorità cantonali”. Inizia così il comunicato comune firmato dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (Ces) e la Federazione delle Chiese protestanti di Svizzera (Feps) diffuso ieri, subito dopo l’irruzione nella sala del Gran Consiglio di Zug di un uomo che ha ucciso a freddo 3 ministri e 11 deputati. “Che dire – scrivo cattolici e protestanti – di fronte ad un evento così tragico che segue di poco altri fatti spaventosi. Questo avvenimento inaudito, che tocca il cuore stesso del nostro sistema democratico, ci dimostra che la violenza non si ferma alle nostre porte e che siamo anche noi implicati in tali atti. Certo – aggiunge il comunicato – si dovrà sicuramente ripensare la sicurezza delle nostre istituzioni e garantire la serenità del loro fondamento. Ma dobbiamo anche fare, ciascuno di noi, un serio esame di coscienza: come possiamo impegnarci concretamente, là dove siamo? Come dar prova di una solidarietà accresciuta, in modo che tali atti non si riproducano più? Siamo chiamati a lavorare per un vero cambiamento di mentalità. Per quanto ci riguarda, le nostre Chiese si impegneranno sempre di più in questo lavoro. Oggi piangiamo per i cittadini di Zug. E domandiamo a Dio la forza di affrontare il futuro e trovare – per quanto si può – la pace interiore”. Il Papa ha inviato un telegramma di cordoglio al vescovo di Basilea mons. Kurt Koch