CONSIGLIO PERMANENTE CEI: MONS. CORTI, UN CONVEGNO SUL LAICATO E L’IMPEGNO PER “NUOVI STILI” DI VITA (2)

Oggi ha proseguito mons. Corti, occorre “rileggere il vario impegno che attualmente i laici svolgono nella Chiesa”, soprattutto interrogandosi sull’opportunità di istituire “nuove forme di ministerialità laicale”, come i “visitatori delle famiglie”, la cui presenza è stata sperimentata, ad esempio, durante la “missione cittadina” organizzata dalla diocesi di Roma e che richiede “un grande impegno sul versante della formazione, perché non ci si può ‘improvvisare’ annunciatori del Vangelo entrando in una casa”. C’è, poi, il tema centrale della “presenza dei laici nel mondo, che deve spingere le nostre comunità ad interrogarsi se i nostri laici siano realmente ‘cristiani del lunedì’, in grado di andare la mattina in ufficio e di esprimere la speranza che hanno dentro”. In questa prospettiva, la “missionarietà della Chiesa” si esprime in “un unico stile, quello di Gesù Cristo: comunicare Dio vivo e vero chiede alla Chiesa di impostare tutto il lavoro di annuncio e di irradiazione del Vangelo tenendo conto della missione di Cristo, che comprende in maniera radicale tutta l’esistenza umana”. Eventi tragici come quelli di questi giorni, ha commentato Corti, richiedono “nuove priorità, che partano dalla capacità di riconoscere quali siano veramente le cose fondamentali per la vita dell’uomo. La relazione con l’altro non viene dopo l’economia, la politica, ma è il criterio di base per giudicare la politica, l’economia, le regole internazionali”. Il G8 di Genova, ha osservato a questo proposito il vicepresidente della Cei, “è diventato un momento di violenza, ma i problemi che ha dietro di sé sono reali. Il rapporto tra Nord e Sud, tra Occidente e Terzo Mondo, esige un ripensamento molto serio affinché i cristiani esprimano attenzione all’uomo e realizzino quell’atteggiamento di ‘giudizio’ che aveva Gesù sul mondo, e che comporta la capacità di dire ‘no’ e di non lasciarsi ingannare dall’individualismo, dal capitalismo esasperato, o da qualsiasi altra falsa ideologia”. Senza un “serio esame di coscienza”, ha concluso Corti additando questo compito in primo luogo alla comunità cristiana, “il rischio è il ritorno alla banalità quotidiana, ad una sorta di ‘coltre grigia’ che ricopre tutto, anche il segno lasciato da tragedie come quella dell’11 settembre”.