ATTENTATI USA: PAKISTAN, AIUTI ITALIANI AI PROFUGHI

“La gente vive una situazione di grande disorientamento; i sentimenti sono contrastanti. Qua e là vengono organizzate delle manifestazioni, ma rimangono piuttosto isolate e sembrano prive di uno scopo ben preciso. La situazione, tuttavia, appare ancora abbastanza tranquilla”. Così da Peshawar, città nel Nord Ovest del Pakistan al confine con l’Afghanistan, Farhath Rahaman descrive all’Aifo (Associazione italiana amici di Raoul Follereau) l’atmosfera di attesa che si vive nel Paese. Farhath, pakistana, è da anni alla guida di un’organizzazione che promuove la presa di coscienza delle donne e il reinserimento nella società di persone disabili. E’ unanime tra la gente, spiega Farhath “il dolore per le perdite umane ed economiche subite dagli Usa” a causa del crudele attentato, che “non è semplice terrorismo”, ma il risultato “di menti folli”. “La maggior parte della popolazione, tuttavia, non vuole la guerra – prosegue -, e prega affinché la situazione possa risolversi senza ulteriori perdite”. Intanto l’Aifo, che è già presente sul territorio pakistano con progetti di sviluppo, ha offerto la propria collaborazione e assistenza a Farhath, che ha già messo i propri centri, in particolare quelli posti lungo il confine con l’Afghanistan, a disposizione della Edhi Foundation, un ente pakistano specializzato in interventi in caso di calamità ed emergenze sanitarie, per costituire una rete di servizi alle persone disabili. L’Aifo rende noto che a Peshawar, già in tempi precedenti agli attentati terroristici, erano presenti due milioni e mezzo di profughi afghani.