Le bandiere americane non sono più a mezz’asta. Sono passati quindici giorni dall’attacco terroristico e si vanno delineando le complesse strade per una risposta adeguata. Due settimane sono un tempo brevissimo, ma sufficiente per cominciare a delineare alcuni scenari, sotto il profilo che più ci sta a cuore, quello dello sviluppo della civiltà. Quattro punti possono essere sottolineati, seguendo la testimonianza di Giovanni Paolo II, che ancora una volta, a livello planetario, si è fatto interprete delle ragioni della verità e della speranza, della giustizia e della pace.” “Prima di tutto è un tempo di preghiera. E’ tempo di preghiera per tutte le religioni, perché la religione non può essere per la morte, ma per la vita. ” “In secondo luogo è tempo di chiarezza. La religione non può essere pretesto per l’odio: “mai Dio può essere fatto ostaggio delle ambizioni degli uomini”, ha esclamato il Papa alla conclusione del suo pellegrinaggio in Kazakhstan. Oggi è soprattutto il mondo islamico che deve prendere coscienza della necessità di dare delle risposte, per potere dire tutti insieme no alla prospettiva di una “guerra civile mondiale” a sfondo religioso: veramente il terrorismo profana il nome di Dio e la dignità dell’uomo.” “Per questo adesso è il momento della giustizia. I crimini non possono restare impuniti: solo così si può edificare la pace, così si può “governare” un passaggio stretto nella storia dell’umanità. Questo significa porsi responsabilmente il problema del governo mondiale, attraverso la via dell’autorevolezza che dipende dall’assunzione di responsabilità. ” “E’ il quarto punto emerso con evidenza. Combattere oggi il terrorismo per assicurare in prospettiva la giustizia e la pace significa per tutti i tanti paesi che si stanno incamminando per questa strada assumersi la responsabilità di risolvere i tanti focolai di guerra che percorrono oggi il mondo. ” “Anche per l’Italia, come ha messo in evidenza il cardinal Ruini in un discorso che ha suscitato un ampio consenso, è il momento del realismo e della responsabilità. Può forse essere il momento di interrogarsi in positivo, senza distinzioni partigiane, sullo specifico e rilevantissimo contributo, in termini proprio di valori di civiltà, di spessore etico, culturale e civile, che l’Italia può dare: certamente verso l’Occidente, dagli Stati Uniti agli altri partner europei, e verso l’oriente, col quale i legami si stanno incrementando. Ma anche verso quel mondo musulmano che si affaccia sul Mediterraneo, interlocutore prezioso ed obbligato, per potere arrivare a dare risposte di sviluppo e di civiltà alla barbarie del ventunesimo secolo.” “” “” “