CONSIGLIO PERMANENTE: CARD. RUINI, RIFORME, FAMIGLIA E SCUOLA NELL'”AGENDA POLITICA”

Un nuovo governo “che gode di un’ampia maggioranza in entrambi i rami del Parlamento” è per l’Italia “una condizione che da gran tempo non si verificava”, ma che al tempo stesso “comporta più forti responsabilità affinché la stabilità sia effettivamente conseguita e soprattutto affinché i problemi di maggior rilievo per la vita quotidiana della nostra gente e per il futuro del Paese vengono affrontati con lungimiranza e concretezza, avendo di mira non solo l’interesse dell’una o dell’altra parte politica o componente sociale, ma anzitutto il bene comune della nazione”. Così il presidente della Cei ha fotografato il clima politico italiano, prima dell’11 settembre “assai conflittuale”, e che dopo “l’enorme impatto” della tragedia ha prodotto “notevoli effetti di comune assunzione di responsabilità e di solidarietà sostanziale, che è dovere di tutti non lasciar cadere quando si tratterà di prendere decisioni impegnative”. A proposito del referendum del 7 ottobre, Ruini ha fatto notare che “il tema delle riforme istituzionali si presenza come uno dei principali banchi di prova della nuova legislatura, al fine di riformulare secondo un disegno organico i ruoli delle diverse istituzioni e i rapporti tra di esse, per adeguare alle esigenze attuali i molteplici aspetti e dimensioni del governo del Paese, senza perdere o compromettere quei fondamentali valori di umanesimo e di civiltà giuridica che sono racchiusi nella nostra attuale Carta costituzionale”. Riconoscere la famiglia come “centrale soggetto sociale”, mantenendo “chiara e integra la differenziazione della famiglia fondata sul matrimonio da altre forme di convivenza”: questa un’altra richiesta fatta da Ruini ai politici, sollecitati anche a “riformulare i criteri del prelievo fiscale, ponendo come suo soggetto più che le singole persone il nucleo familiare”. Oltre a colmare il “vuoto legislativo” sulla fecondazione assistita, per il presidente della Cei è urgente portare a compimento la legge sulla parità scolastica, “senza penalizzare in alcun modo la scuola di Stato ma ponendo fine a un monopolio di fatto che è in realtà per tutti dannoso”. ” “” “” “