“La rivendicazione della diversità culturale – ha proseguito Jean-Marie Messier – non è propria solo dei Paesi del Sud del mondo, anzi, è altrettanto forte in seno agli stessi Paesi sviluppati del Nord”. Lo dimostra, ad avviso del presidente di Vivendi Universal, il fenomeno musicale: il successo di alcuni cantanti e di alcuni gruppi musicali in tutto il mondo è il segno della globalizzazione, tuttavia “se andiamo a guardare le classifiche di vendita scopriamo che in cima alle classifiche europee ci sono cantanti e gruppi musicali nazionali o europei. Lo stesso accade negli Stati Uniti o in Asia. Per non parlare del successo della musica araba ed etnica. Questo il segno che, pur in presenza della globalizzazione assistiamo parallelamente alla rivendicazione forte dell’identità”.” “Per Messier bisogna promuovere una “globalizzazione dal volto umano. La chiave di volta di tale globalizzazione deve essere la capacità di preservare le identità culturali” senza cadere nella tentazione “dell’arroganza di chi crede nella superiorità assoluta del proprio modello culturale”. Il presidente di Vivendi ha fatto notare, in proposito, che “l’80% degli americani non è mai uscito dal proprio Paese. E’ un paradosso: il Paese che incarna la globalizzazione è senza dubbio il meno globalizzato di tutti e quello la cui opinione pubblica è la meno attrezzata a comprendere la complessità del mondo”.” “Per questo Messier fa appello ad “un dialogo tra le culture. Per promuoverlo dobbiamo chiamare in causa la responsabilità dei media che devono aiutare a far meglio conoscere l’altro, nella sua ricchezza e nella sua complessità”. “Se una sola parola dovesse riassumere il mio messaggio – ha concluso – questa è la parola tolleranza, oggi più necessaria che mai”. ” “