UCIP: GLOBALIZZAZIONE, LE VOCI DELL’AFRICA E DEL MEDIO ORIENTE

Sulla crisi mediorientale e sul tema del dialogo tra cristiani e musulmani all’incontro mondiale dei giovani giornalisti promosso dall’Ucip (Unione cattolica internazionale della stampa), in corso a Friburgo, è intervenuto Antoine Issa, giornalista di Beirut, rappresentante dei media al Parlamento libanese. “Nel mondo arabo c’è un grande conflitto – afferma Issa – tra l’orientamento verso la globalizzazione e la protezione dell’identità delle culture”. Per questa ragione, prosegue, “molti hanno chiesto a gran voce i mezzi per privilegiare la particolarità, soprattutto culturale, spaventati da tutti gli aspetti perversi delle correnti della mondializzazione. Il mondo arabo cerca di stabilire delle misure di difesa di fronte a queste sfide, insistendo piuttosto sul senso morale, sul dialogo, sul rispetto dei valori morali e religiosi, sul sostegno delle democrazie e sulla difesa dei diritti dell’uomo”. D’altronde, ha sottolineato, “il mondo arabo non potrà salvaguardare la propria identità culturale che a condizione di resistere alle tentazioni integraliste e ai poteri dittatoriali”.” “Per quanto riguarda l’Africa, Petronilla Samuriwo, giornalista del National Herald di Harare, nello Zimbabwe, si chiede se l’espressione, “globalizzazione” sia il nuovo termine, “un po’ più sofisticato per indicare nuove forme di colonialismo”, anche culturale. Visto che, osserva, “l’imperialismo culturale dei Paesi più sviluppati travolge la nostra musica, i nostri film, ad esempio”. Mentre la comunità internazionale abbandona l’Africa di fronte a problemi drammatici quali la lotta alle grandi malattie, cominciando dall’Aids e la promozione dell’educazione dei giovani. Il 70% degli adulti e l’80% dei bambini affetti da Aids vivono nel continente africano, ma “l’Africa si sente lasciata sola a fronteggiare questo problema dell’Aids”, rileva Samuriwo. Se questa emergenza, osserva, non viene “affrontata con adeguati aiuti economici e finanziari si finisce per incrementare ancora la marginalizzazione dell’Africa e degli altri Paesi del sud del mondo”.” “