Un’esortazione al “rispetto dei diritti inalienabili” dell’uomo in ambito lavorativo, sottoposto oggi più che mai a “radicale cambiamento”, è stata rivolta oggi da Giovanni Paolo II in un messaggio indirizzato ai partecipanti all’Incontro internazionale su “Il lavoro e la questione sociale a vent’anni dalla Laborem exercens”, in corso fino a domani in Vaticano, promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Sarebbe un grave errore sottolinea il Papa -, ritenere che i mutamenti in atto avvengano in modo deterministico. Il fattore decisivo, per così dire “l’arbitro” di questa complessa fase di cambiamento, è ancora una volta l’uomo, che deve restare il vero protagonista del suo lavoro”. Se “mutano le forme storiche in cui si esprime il lavoro umano – osserva il Papa -, non cambiano certamente le sue esigenze permanenti, cioè il rispetto dei diritti inalienabili. Purtroppo c’è il rischio di vedere negati tali diritti”. Il Papa cita alcuni problemi: la disoccupazione, soprattutto per i “giovani e quanti risiedono in aree svantaggiate”, e “la precarietà lavorativa che, se da un lato può offrire maggiori opportunità di occupazione, dall’altra presenta rischi ed oneri di cui occorre farsi carico, quali i costi della mobilità, della riqualificazione professionale, della stessa previdenza sociale”. E nei Paesi meno industrializzati: “sfruttamento del lavoro minorile; il mancato riconoscimento del valore del lavoro, specie di quello femminile, in famiglia e fuori; la carenza di lavoro dovuta all’instabilità del contesto delle relazioni fra uomini, specie nelle situazioni di conflitto, ed alla fragilità del sistema delle relazioni economiche locali di fronte ai cambiamenti indotti dalla globalizzazione produttiva”. A fronte di questi problemi, suggerisce, “vanno immaginate e costruite nuove forme di solidarietà, tenendo conto dell’interdipendenza che lega tra loro gli uomini del lavoro”. L’appello è ai governi, agli scienziati e uomini di cultura e “alle organizzazioni di tutela degli interessi collettivi dei lavoratori e dei datori di lavoro”. ” “” “