“Il fondamentalismo non è una caratteristica dell’Islam, ma lo troviamo in ogni religione: dal cristianesimo all’ebraismo, dall’induismo al buddismo”. Per il gesuita padre Arij Roest Crollius, docente di studi interreligiosi alla Pontificia Università Gregoriana e coordinatore dell’Istituto di studi su religione e culture che sarà inaugurato nei prossimi mesi, sono necessarie alcune precisazioni riguardo il fondamentalismo di matrice islamica. Molti musulmani – ha dichiarato al Sir il gesuita – si sono “ripiegati sulle proprie tradizioni di cultura e di fede e vogliono riaffermarle attraverso l’uso del potere politico e militare nel mondo contemporaneo, in cui vedono troppa libertà a livello morale e religioso: i talebani in Afghanistan sono un esempio di queste posizioni estremistiche, presenti anche in Indonesia, Nigeria e Sudan”, mentre nei Paesi arabi “non raggiungono forme eccessivamente violente”. Inoltre per i fondamentalisti “la fede musulmana deve coinvolgere tutti i membri del loro Stato; se le altre religioni sono tollerate, i rispettivi fedeli non sono considerati cittadini in senso pieno”. Il nemico da combattere, per queste minoranze spesso guidate da leader carismatici, non è l’Occidente in quanto tale, ma “la modernità che ha secolarizzato la visione del mondo: un tarlo che vive sia in Occidente che nelle classi agiate dei loro stessi Paesi”.