NOTA SETTIMANALE – Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

E’ imminente, il 22 settembre, un nuovo, importante viaggio di Giovanni Paolo II, in Kazakhstan e in Armenia. “Auspico di cuore – ha detto ieri Giovanni Paolo II all’Angelus – che queste mie visite contribuiscano alla causa della nuova evangelizzazione e del dialogo ecumenico”. Del resto sono proprio queste due, strettamente connesse, le modalità e l’originalità della presenza della Chiesa in questo mondo globalizzato, alla faticosa ricerca di forme di convivenza rispettose per i diritti degli uomini e dei popoli.” “Sono di questi giorni le notizie di gravi scontri in Nigeria, a causa del tentativo di imporre la legge islamica anche in regioni con una forte presenza cristiana; per non parlare del conflitto dimenticato in Sudan, o delle notizie che periodicamente filtrano dall’Afganistan. Il conflitto in Terrasanta resta questo intrico terribile, senza apparente prospettiva di soluzione a breve termine.” “L’esito della conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e le altre forme di intolleranza, appena conclusasi a Durban, dimostra tuttavia ancora una volta come il dialogo ed il compromesso siano la strada obbligata e come sia possibile alla fine trovare ragionevoli forme di incontro. Il punto è che ogni conflitto genera un “partito della guerra per la guerra”, trasversale ai due schieramenti in lotta, i cui due spezzoni finiscono coll’essere solidali tra loro, utilizzando spregiudicatamente qualsiasi possibile mezzo. Le centinaia di vittime della nuova Intifada, le modalità sempre più crudeli ed insensate dell’attacco terroristico, la logica delle rappresaglie, illustrano molto bene la forze, ma anche la cecità e la mancanza di prospettive del partito della guerra.” “”L’America può”, diceva Sadat, e ripete spesso uno dei più autorevoli commentatori, a proposito del groviglio di conflitti nella Terrasanta. Tuttavia non è solo questione di iniziativa strategico o diplomatica, pure necessaria. C’è anche qualcosa in più: il mondo globalizzato ha bisogno di una bussola di valori concretamente determinati. Lo si vede con chiarezza nell’impegnato discorso di Giovanni Paolo II nel suo primo incontro con George W. Bush, il 23 luglio scorso. Il vecchio Papa, che di presidenti americani ne ha conosciuto ormai tanti in questo straordinario ventennio, ha ricordato che “all’inizio di questo nuovo secolo, che segna anche l’inizio del terzo millennio dell’era cristiana, il mondo continua a guardare all’America con speranza”. Ma è anche consapevole della crisi dei valori che attraversa la società occidentale: “un modo globalizzato è essenzialmente un mondo di solidarietà! Da questo punto di vista l’America, proprio per le sue grandi risorse, le sue tradizioni culturali e i valori religiosi, ha una speciale responsabilità”.” “” “” “