“Cari Virginio, Antonio, Sergio, Giuseppino…un grazie di cuore…per la vostra disponibilità, per la fiducia, la pazienza, per i vostri sorrisi…e per aver accettato i modesti gesti che questi uomini carcerati hanno iniziato a rivolgervi”. Si conclude così una lettera indirizzata dagli abitanti di un braccio della Casa circondariale “Le vallette” di Torino alle persone disabili di un gruppo dell’Opera Cottolengo, che ogni giovedì vanno a trovare i loro “amici del carcere”. La singolare esperienza, che vede protagonisti 21 ragazzi, di cui 12 con disabilità sensoriale (sordo ciechi), è stata raccontata da fratel Marco Rizzolato, dell’0pera Cottolengo di Torino, nel corso dell’incontro “La strada e la bottega”, promosso dal settore della Catechesi dei disabili dell’Ufficio catechistico della Cei a Montesilvano (Pescara), fino al 9 settembre. “Una formidabile esperienza di crescita ed autovalorizzazione reciproca”: questo, in sintesi, si sono rivelato questi particolari incontri, che – scrivono i carcerati – “ci hanno dimostrato quanto sia riduttiva ogni classificazione dell’uomo per categorie di meritocrazia o ‘idoneità’ sociale. Sordomuti, ciechi, sordo-ciechi, allo stesso modo di detenuti e altri ‘disabili sociali’, sono persone che hanno un loro nome, una loro storia e spesso, un patrimonio di esperienze significative da non ignorare. Incontrandoci ed iniziando a comunicare, pur con tutti i limiti delle nostre rispettive condizioni”. Nonostante lo “scetticismo iniziale”, spiegano gli ospiti del penitenziario riferendo dei frutti di questa singolare esperienza di incontro, confronto e condivisione, “grazie a questo ‘contagio’ di umanità siamo riusciti a coinvolgere un po’ tutti in questa avventura. E’ diventato per tutti ‘normale’ – si legge ancora nella lettera – ciò che in principio sembrava ‘inopportuno’, ‘fuori luogo’0 e forse anche un po’ ‘fastidioso'”.