La “depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza durante le prime dodici settimane, o la sua estensione” è una misura “semplicemente inaccettabile”. Lo ribadiscono i vescovi svizzeri, in una dichiarazione diffusa in vista della campagna annunciata dal governo per il referendum sull’aborto, in merito al quale i cittadini svizzeri saranno chiamati a pronunciarsi l’estate prossima. I vescovi, in particolare, invitano “i credenti e l’insieme della popolazione svizzera ad impegnarsi attivamente per una migliore protezione della madre e del bambino”, visto che “uno dei compiti primari della Chiesa e dello Stato è di proteggere la vita umana in tutte le sue fasi, compresa la vita handicappata o la vita umana nascente”. Secondo i vescovi, infatti, “lo Stato non prende abbastanza sul serio il suo ruolo di protezione della vita umana nascente, e delega largamente la protezione di questa vita alla sola responsabilità delle donne coinvolte, o dei medici, senza proporre un aiuto sufficiente alle donne nella loro debolezza”. La questione della protezione della vita, ammette tuttavia l’episcopato svizzero, “non può essere risposto unicamente tramite il ricorso al diritto penale”, ma al contrario promuovendo “un insieme di misure legali d’accompagnamento in favore delle donne coinvolte e della protezione della famiglia”, tra cui assegni e congedi di maternità, assistenza per i bambini, alleggerimenti fiscali.