BOLOGNA: CARD. G. BIFFI, “LE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE NON CHIEDONO VENDETTA MA GIUSTIZIA”

” “”Tristezza indelebile, che ogni anno a questa data si rinnova anzi si aggrava quando ci rendiamo conto che la serie di queste tragedie non è ancora finita: pare che i seminatori di morte non si stanchino mai”. Così l’arcivescovo di Bologna, card. Giacomo Biffi, ha ricordato oggi le vittime della strage compiuta alla stazione di Bologna, il 2 agosto del 1980, che provocò 85 morti e 200 feriti. “La ragione più profonda della odierna tristezza – ha detto il cardinale – è che ancora una volta siamo costretti a rimeditare su una sconfitta dell’uomo. L’uomo è sconfitto quando degli innocenti sono iniquamente e assurdamente derubati del dono dell’esistenza. L’uomo è sconfitto, quando l’odio immotivato sembra essere più forte di ogni senso di giustizia e di ogni pietà. L’uomo è sconfitto quando gli onesti e pacifici cittadini hanno l’impressione di essere senza difesa di fronte alla prepotenza e alla follia criminale”. Tutte queste sconfitte, ha aggiunto Biffi, “ci pesano sull’anima e ci sollecitano a guardare in alto, al Dio che solo può mettere le cose a posto e consolare. In questo rito i morti che onoriamo elevano al cielo la stessa preghiera appassionata dell’innocente che chiede di essere indennizzato”. Ma non si tratta di vendetta: “i nostri morti non chiedono che, per vendetta, si sparga altro sangue. La vera vendetta, implorata da chi ormai vede le cose nella luce dell’eternità, è che le sconfitte dell’uomo siano oltrepassate dalle vittorie di Dio” e la “vittoria di Dio è quando si impone e conquista gli animi il convincimento che non l’odio, l’ira, l’esasperazione, ma la passione per la giustizia, il sentimento dell’universale fraternità, la solidarietà, la misericordia sono le energie che potranno sul serio trasformare la terra, rendendola più abitabile e meno desolata”. “Vittoria di Dio – ha concluso il cardinale – è quando il colpevole, anche dei più gravi delitti, si arrende all’amore del Signore Gesù; e nel santuario della sua coscienza piange il suo peccato e si umilia davanti al suo Dio”.