EUTANASIA: MARCO DOLDI, “UN CONCETTO ERRATO DI LIBERTÀ”

Nelle scorse settimane l’Alta corte di Londra ha riconosciuto il diritto di morire a miss. B, una tetraplegica paralizzata dal collo in giù che da un anno viveva grazie ad un polmone artificiale, perché incapace di respirare da sola. Accolta la richiesta di sospendere la ventilazione artificiale, si è appresa ieri la notizia del decesso di miss. B in un ospedale della capitale britannica. Sempre ieri, la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo ha negato ad un’altra donna, Diane Pretty, malata di sclerosi multipla e anch’essa paralizzata dal collo in giù, il diritto di compiere un suicidio assistito con l’aiuto del marito. Due casi diversi: nel primo si è trattato di accogliere la richiesta della sospensione di un trattamento medico ormai prossimo all’accanimento terapeutico; diversamente la sentenza della Corte di Strasburgo non ha riconosciuto a Diane Pretty il diritto ad una vera e propria eutanasia. Due eventi che seguono a breve distanza l’assoluzione, da parte della Corte d’Assise di Milano, di Ezio Forzani, già condannato in primo grado con l’accusa di omicidio volontario per avere staccato il respiratore alla moglie in coma irreversibile. “Il fatto non sussiste”: questa la motivazione della sentenza. Un tema delicato e complesso, quello dell’eutanasia, sul quale “si preannuncia un dibattito che, necessariamente, dovrà toccare alcuni punti nodali: innanzitutto la differenza sostanziale che c’è tra eutanasia ed accanimento terapeutico” osserva il teologo moralista Marco Doldi in una nota che apparirà sul prossimo numero del Sir, precisando che tale confronto “servirà a non scaricare sui giudici responsabilità che sono di natura etica. L’eutanasia e l’accanimento terapeutico sono un male, anche prima che intervenga la sentenza di un tribunale. Su questi argomenti non si può pensare che l’ultima parola sia quella espressa dai giudici”. Di fronte al rischio di artificiose contrapposizioni tra “pensiero laico” e “pensiero cattolico”, Doldi afferma che “i cattolici non hanno nulla in meno rispetto ai laici per affrontare questo argomento” e la Chiesa, “da sempre attenta alla dignità dell’uomo, ha una parola autorevole da proporre”, un pensiero “che potrà anche essere rifiutato, ma a condizione che si portino argomenti altrettanto validi”. Occorre, ad avviso del teologo, respingere pregiudiziali contrapposizioni tra un pensiero laico, ritenuto aperto, e uno cattolico, ritenuto rigido, perché esse “favoriscono un concetto errato di libertà, intesa come autonomia assoluta, e potrebbero portare un giorno a depenalizzare l’eutanasia, lasciando a ciascuno la decisione di avvalersene o meno”.