La nuova evangelizzazione dell’Europa, si legge nel messaggio, avverrà attraverso “una nuova coscienza missionaria con il coraggio e la creatività di iniziative concrete”, soprattutto in alcuni ambiti privilegiati: in una comunità “tutta missionaria” che renda “credibile e significativa” la testimonianza del Vangelo nella società; “facendo la missione” nel concreto del proprio ambiente di vita (lavoro, studio, tempo libero…) e “intervenendo da cristiani nelle scelte culturali, economiche, sociali, politiche, oggi di estensione europea, con la indispensabile competenza ed azione; affrontando verità cristiane “trascurate o non bene espresse”, come “l’iniziazione cristiana e il sacramento della confermazione, la vera e liberante comprensione della sessualità e castità cristiana, il ruolo educante della famiglia, la grazia del sacramento della riconciliazione e del perdono”. Inoltre, scrivono i vescovi europei, “siamo insistentemente chiamati a realizzare una nuova immagine di comunità cristiana credibile e vivibile, dove è di casa il coraggio della verità, il perdono del nemico, il dialogo ecumenico, la donazione gratuita di sé nelle vocazioni anche più impegnative (come il sacerdozio e la vita consacrata), il servizio dei poveri e deboli, la difesa della vita dal suo primo istante al suo naturale compimento, l’impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”. Infine, i vescovi europei si sentono interpellati dalle richieste dei giovani presenti al Simposio, che vogliono essere considerati “non solo speranze del futuro, ma una risorsa presente e attuale della Chiesa, su cui contare ora e subito”. I giovani chiedono inoltre ai vescovi di essere “i primi testimoni del Vangelo e della bontà di Gesù” e di trovare “il tempo specifico di incontro e dialogo con loro, valorizzando anche la via epistolare, condividendo insieme problemi, ricerche, esperienze, con il cuore e con l’intelligenza, proponendo con chiarezza il vangelo ed insieme aiutandoli a viverlo”.