“Stamattina l’Ac ha visto nuovamente ‘consacrata’ la propria collocazione ecclesiale e si è sentita circondata da nuovo affetto e da nuova stima”. Lo ha detto ieri sera la presidente dell’Azione cattolica italiana, Paola Bignardi, riferendosi al discorso che Giovanni Paolo II ha rivolto all’associazione nell’udienza concessa ieri mattina ai delegati dell’XI Assemblea nazionale che si chiude domani, 28 aprile, a Roma (Domus Pacis). “Dopo le foto con i bambini – ha ricordato Bignardi, prendendo la parola a conclusione del dibattito assembleare svoltosi nel pomeriggio – il Papa mi ha fatto una carezza, e questa è la carezza del Papa a tutta l’Azione cattolica. Un’immagine da conservare e custodire dentro di noi anche nelle giornate successive all’assemblea, nel ritorno dal tempo straordinario a quello ordinario”. Raccogliendo i numerosi spunti emersi dagli interventi dei delegati, la presidente ha rilevato che il rinnovamento, tema centrale dell’assemblea, “ha innanzitutto bisogno di persone nuove dentro, capaci di decidersi per il Signore: una priorità che costituirà il cuore della vita associativa nei prossimi anni”. Di qui l’importanza “dei passi piccoli e concreti, del rigore di un metodo che non consente un uso disinvolto di grandi parole senza il loro tradursi in realtà”, ma anche della condivisione: “le nuove scelte dovranno vederci sempre insieme, convinti e fortemente uniti”. A tale fine, ha aggiunto, “l’Ac che si apre davanti a noi deve vivere una nuova stagione di comunicazione e corresponsabilità tra i vari livelli della vita associativa” ed in “questa circolarità dovrà essere primario il ruolo delle associazioni diocesane”. Molte, secondo la presidente, le assunzioni di responsabilità richieste: tra esse, quella “di un maggiore impegno nelle realtà temporali per essere capaci di ascoltare senza timore nella nostra coscienza le domande che uomini e donne si portano oggi nel cuore” dando “risposte alle loro speranze”. “Il coraggio di condividere inquietudini e tensioni di chi non crede ci renderà autentici missionari”. Coniugare dimensione popolare e impegno culturale, essere più presenti sul territorio, accompagnare le giovani coppie spesso lasciate sole nei primi tempi del matrimonio, muoversi sulle nuove “frontiere dell’evangelizzazione e della carità”, adeguare il linguaggio della formazione alle nuove realtà: queste, alcune piste di lavoro indicate dai delegati.