A pochi giorni dalla lettera del Consiglio episcopale permanente della Cei alla presidenza nazionale dell’Ac, del 12 marzo scorso, il Papa ha ribadito che “La Chiesa non può fare a meno dell’Azione cattolica” e ha citato un passaggio di quella lettera: “Il far propri il cammino, le scelte pastorali, la spiritualità della Chiesa diocesana, tutto questo fa dell’Azione cattolica non un’aggregazione ecclesiale tra le altre, ma un dono di Dio e una risorsa per l’incremento della comunione ecclesiale”. “La Chiesa – ha spiegato il Pontefice – ha bisogno dell’Azione Cattolica, perché ha bisogno di laici pronti a dedicare la loro esistenza all’apostolato”. E ancora: “Ha bisogno di laici la cui esperienza manifesti, in maniera concreta e quotidiana, la grandezza e la gioia della vita cristiana; laici che sappiano vedere nel Battesimo la radice della loro dignità”; laici “che non riducano la fede a fatto privato, e non esitino a portare il fermento del Vangelo nel tessuto delle relazioni umane e nelle istituzioni, nel territorio e nei nuovi luoghi della globalizzazione, per costruire la civiltà dell’amore”. Perciò Giovanni Paolo II ha raccomandato ai delegati all’assemblea dell’Ac di continuare a promuovere “all’interno del Popolo di Dio legami di comunione e di dialogo” affinché emerga “in modo mite e sereno il volto maturo di un laicato aperto e propositivo”. A questo scopo, ha aggiunto, è essenziale il servizio educativo svolto dall’associazione: “Plasmare vere coscienze cristiane, attraverso una formazione diretta a giovani e adulti, a ragazzi e anziani, a famiglie e adolescenti”.