Sono 2.504 le chiamate ricevute, da agosto 2000 al 31 marzo 2002 (1184 nel 2000, 920 nel 2001, 400 nel primo trimestre del 2002), dalla Postazione numero verde Campania-Basilicata contro la tratta delle donne, istituita dalla Presidenza del Consiglio, Dipartimento per gli Affari sociali e Dipartimento per le Pari Opportunità, e gestita dalla Caritas diocesana di Napoli. 359 i casi seguiti e risolti; 15 i permessi di soggiorno rilasciati a seguito di denuncia; 3 i permessi di soggiorno rilasciati senza denuncia; 29 i permessi di soggiorno rilasciati per lavoro subordinato; 22 le persone attualmente impegnate in un percorso di reinserimento sociale; 26 i casi risolti attraverso accoglienza in istituti; 6 i casi risolti mediante offerte di lavoro; 29 i casi con interventi di vario genere. Per l’Italia si sono presentati e risolti 23 casi, tutti legati a forme di povertà come usura, tossicodipendenza, disagio mentale, alcolismo ed altro. Questi dati sono stati presentati da mons. Vincenzo Mango, direttore della Caritas diocesana di Napoli, durante l’incontro “La tratta delle donne: un mondo che attraversa un mondo”, promosso dalla Caritas, dalla Commissione donna e dall’Ufficio famiglia dell’arcidiocesi di Napoli, in collaborazione con l’Istituto italiano per gli Studi filosofici, in corso oggi a Napoli. “Il fenomeno della prostituzione – ha denunciato mons. Mango – è aumentato negli ultimi anni: in Campania si contano 1500 unità, di cui 300 a Napoli. Le ragazze coinvolte provengono prevalentemente dalla Nigeria, dall’Albania e dall’Ucraina, molte delle quali sono tenute in stato di schiavitù”. Nella postazione lavorano quattro operatrici di diverse nazionalità (italiana, polacca, peruviana e bielorussa) per far sentire maggiormente a loro agio le ragazze straniere che chiedono aiuto. “Bisogna far conoscere il problema – ha dichiarato mons. Mango -affinché si operi un profondo cambiamento culturale nell’opinione pubblica e si sviluppi una sana coscienza sui valori”. Per il direttore della Caritas di Napoli, occorre inoltre “da un lato, investire di più sui mezzi e le risorse per formare persone competenti nel settore e, dall’altro, interpellare il mondo politico perché si studino modi più efficaci per arginare la turpe tratta”.