NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana In sé, tenuto conto dell’alto numero di astenuti, il risultato di Le Pen è alto, ma certamente non travolgente, in linea con le migliori performance del passato. Diventa un dato eclatante perché arriva al ballottaggio presidenziale, escludendo il candidato socialista e primo ministro Lionel Jospin. Di qui al 5 maggio diventa così uno dei grandi protagonisti della scena mediatica continentale. Si tratta allora di un fatto rilevante, tanto in ordine alla evoluzione interna del sistema politico-istituzionale francese, che più ampiamente su scala europea. Per quanto riguarda la Francia, certifica la situazione di crisi politica in atto da tempo. La tecnostruttura regge, permette anzi al Paese di realizzare tra le migliori performances economiche, ma le forze politiche da almeno dieci anni sono piccole, litigiose, frammentate. Di qui un processo di radicalizzazione, che fa emergere appunto la protesta. La Francia si rimpicciolisce. E questo dato non può non avere conseguenze a livello europeo. Sembra sottolineare le debolezze dell’Unione e le inquietudini degli Europei sui tre grandi nodi: la costituzione di uno spazio politico europeo, la definizione di un processo costituente, l’auto-percezione e la collocazione dell’Unione nel processo di globalizzazione e negli assetti “unipolari” del mondo. Lo stesso si vede in Germania: anche nelle ultime regionali tedesche prima delle elezioni politiche di autunno, in Sassonia i socialisti (al governo) hanno accusato pesanti perdite. Ne hanno beneficiato in particolare degli ex-comunisti. La sinistra di governo, che si richiama al Pse, è la principale vittima di questa situazione. Essa infatti si trova in una crisi assai grave, con la prospettiva di essere espulsa, entro fine anno, dai governi dei principali paesi europei, ad eccezione della Gran Bretagna di Blair, che invece gioca molto bene il proprio collocarsi “dentro e fuori”. Ma sarebbe sbagliato limitarsi alla politica degli schieramenti. Crescono le pulsioni genericamente di diffidenza o di ostilità nei confronti dei meccanismi della europeizzazione o della mondializzazione: questo genera spinte di radicalizzazione, che interessano gruppi minoritari, ma comunque piuttosto significativi, dell’elettorato. La politica degli stati sembra svuotarsi radicalizzandosi e frammentandosi, rischia l’irrilevanza Allora diventa sempre più urgente la definizione di uno spazio politico europeo. Non più per somma di forze politiche o di nevrosi nazionali, ma affrontando le grandi questioni che inquietano gli europei. La Convenzione può essere una grande occasione. Da non perdere. Anche per l’Italia, per le personalità e per le forze politiche italiane.