“Creare sensibilità, indurre riflessioni e determinare comportamenti”: questo, secondo il presidente del Consiglio nazionale degli utenti Cesare Mirabelli, l’obiettivo conseguito dall’iniziativa “Ragazzi e media: cento incontri”, promossa su tutto il territorio nazionale dall’Ucsi (Unione cattolica della stampa italiana che riunisce più di tremila giornalisti) nel corso degli ultimi dodici mesi. La campagna, che ha avuto il patrocinio del ministero della Solidarietà sociale e dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, si è articolata in 105 incontri, convegni e cicli di studio svoltisi in tutte le regioni italiane al fine di sensibilizzare famiglia, scuola e associazioni su potenzialità e rischi dei massmedia. “E’ essenziale – ha osservato Mirabelli, intervenendo stamani a Roma alla tavola rotonda promossa dall’Ucsi per un primo bilancio dell’iniziativa, – ‘fare cultura’ al riguardo, perché il fatto culturale è quello che orienta il fatto normativo”. Poiché “i minori sono ampiamente destinatari dei media, e ciò incide sul loro benessere e sulla loro formazione, occorre vigilare affinché si realizzino le finalità positive che l’uso dei mezzi di comunicazione consente”, ha aggiunto. Anche per il presidente Ucsi, Emilio Rossi, “si tratta principalmente di una questione di crescita culturale, etica, civile e di responsabilità”. A tale fine, ha rilevato, “c’è bisogno di una convergenza tra famiglia, scuola, associazioni, istituzioni; di un aggiornamento dei codici di autoregolamentazione e del loro rispetto; di un costante monitoraggio sull’attività dei media”. Sono 39 i procedimenti avviati negli ultimi dodici mesi dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nei confronti di emittenti per trasgressioni all’art.15 della legge Mammì: ma, ha informato il commissario Alfredo Meocci, “la nostra capacità sanzionatoria è fortemente limitata dal sistema dell’oblazione”. “L’esposizione ripetuta a episodi di violenza induce i bambini all’uso della violenza come primo strumento nella soluzione dei loro conflitti” ha denunciato la psicologa Anna Oliverio Ferraris. “La personalità dei ragazzi e il loro schema culturale e di valori sono fortemente influenzati dalla tv; in particolare per quanto riguarda la rappresentazione della violenza, degli stereotipi sessuali e del razzismo” ha denunciato Elisa Manna, responsabile cultura del Censis.