“Valutare il tempo libero nell’ottica cristiana vuol dire guardare l’orizzonte della storia, per aiutare l’uomo a vivere il suo tempo come tempo ‘pieno'”. Ad affermarlo, mons. Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna, intervenuto questa mattina al convegno nazionale annuale della Fisc (Federazione italiana dei settimanali cattolici), – Cesenatico, 18/20 aprile – sul tema “La comunità cristiana e il tempo libero”. “Nell’ottica cristiana – ha detto il presule -, la questione del tempo libero non è di poco conto: ciò che viene messo in gioco, infatti, è l’uso della nostra libertà, parametro per misurare la consistenza valoriale di una civiltà”. Difatti, “quando l’uomo cessa di riflettere sul tempo il rapporto tempo-vita viene banalizzato, privando l’uomo della sua dimensione progettuale”. Tutto ciò – ha proseguito mons. Vecchi – “rischia di provocare una rottura tra ‘tempo sociale’ e ‘tempo della coscienza’, indispensabile per “percepire la propria vita come esperienza innestata nella storia”. Secondo il vescovo ausiliare di Bologna, “oggi il tempo libero, sembra non avere alcun valore se non quello di essere sottratto al lavoro e reso disponibile per il riposo, lo svago e il gioco”. Per la comunità cristiana è importante “recuperare il tempo libero attraverso una celebrazione ampia che, accanto al momento rituale, fondamentale ed insostituibile, indichi al singolo e alla comunità le due condizioni fondamentali del fare festa: la sconfitta dell’accidia e l’armonia interiore”. “Sconfitta dell’accidia” – ha spiegato il vescovo – nel senso di liberare “l’uomo dalla pigrizia e dalla rinuncia alle aspirazioni più alte”. E, “armonia interiore, come volontà di procurarsi il necessario per mantenere e sviluppare l’armonia del proprio essere”. Da qui, l’appello di mons. Vecchi di “restituire la domenica – giorno della festa – come giorno della famiglia”, giorno in cui “l”otium’ non significa inattività ma indica gli spazi per una crescita globale dell’uomo”.