SIR EUROPA, ABORTO VOLONTARIO: VESCOVI SVIZZERI, “NON SOLO PUNIBILITÀ, MA POLITICHE PER LA FAMIGLIA”

La promozione di “un insieme di misure di accompagnamento a favore delle donne e della protezione della famiglia” insieme a “un sistema di assistenza per le donne incinte, capace di proporre un aiuto concreto con il sostegno dello Stato”: sono gli strumenti indicati dai vescovi svizzeri per combattere la piaga delle interruzioni volontarie di gravidanza, una media di 13mila l’anno. Stamani è stata presentata in una conferenza stampa a Berna, alla presenza del presidente della Conferenza episcopale elvetica, mons. Amédée Grab, e del vescovo di Basilea, mons. Kurt Koch, l’edizione francese delle “Nove tesi sull’interruzione di gravidanza” a cura della Commissione teologica della citata Conferenza episcopale, documento già reso noto nella versione tedesca lo scorso mese di settembre. In vista del referendum del prossimo 2 giugno, per il quale i cittadini svizzeri saranno chiamati a pronunciarsi sulla “regolamentazione dei termini’, ovvero – spiegano i presuli – sulla depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza durante le prime dodici settimane”, i vescovi ribadiscono che “il problema della protezione della vita non può essere risolto unicamente dalla prospettiva del diritto penale”. Attualmente il Codice penale svizzero prevede la punibilità dell’aborto; in realtà viene lasciata ampia discrezionalità ai medici che, per motivi terapeutici, possono praticare l’interruzione di gravidanza. Anche il progetto “Pour la mère et l’enfant”, proposta di iniziativa popolare che sarà egualmente sottoposta alla consultazione referendaria del 2 giugno e che esprime un netto rifiuto all’aborto è per i vescovi “insufficiente” perché “non potrà essere applicata” senza “una chiara volontà politica ” di “accompagnamento e sostegno alle famiglie”. “Una politica familiare degna di questo nome”, perché “il fatto di avere dei bambini non può essere ridotto ad un mero affare privato per il quale la società non si assume alcuna responsabilità”, è quanto ha auspicato durante la conferenza stampa Rose-Marie Umbricht- Maurer, presidente della Commissione “Femmes dans l’église” della Conferenza episcopale svizzera.