TERRA SANTA: P.IBRAHIM, “IL PAPA CI HA TELEFONATO IERI PER INCORAGGIARCI E RINGRAZIARCI”

“Le parole del Papa erano di coraggio e di ringraziamento per quello che facciamo nei Luoghi Santi. Ci ha detto che sta pregando per tutti noi e per i due popoli in guerra, perché smettano ogni violenza”. Così padre Ibrahim Faltas, portavoce dei frati presenti nella Basilica della Natività, raggiunto questa mattina telefonicamente dal Sir, racconta la telefonata ricevuta ieri dal Santo Padre. “Il Papa – aggiunge padre Ibrahim – si è raccomandato di continuare a pregare, perché se noi riusciamo a resistere è per la forza della preghiera di tante persone che ci vogliono bene”. E ha concluso la sua telefonata chiedendo “a noi che sempre soffriamo con chi soffre e cerchiamo di fare il meglio per gli altri di continuare la nostra missione e il nostro servizio, nei Luoghi Santi”. “I frati sono stati molto contenti – afferma il francescano – di sentire il Papa. Ora il morale è salito. Il Papa, in pochi minuti, è riuscito a comunicare ai frati e agli abitanti del Convento un coraggio molto forte”. Padre Ibrahim, poi, in merito alla polemica sollevata nei giorni scorsi da alcuni giornali, dichiara che “i frati della Basilica non difendono nessuno”. “Non siamo – dice – contro gli ebrei né contro i palestinesi. Noi siamo con le due parti in lotta, e insieme a loro cerchiamo di risolvere questo conflitto in modo pacifico. Nostro impegno è lavorare per la pace con i due popoli”. Per questo, non bisogna gridare vergognoso “il fatto che accettiamo bottiglie, mele e medicine dall’esercito israeliano: anche questo vuol dire che noi non siamo a favore di uno o dell’altro popolo”. Purtroppo, prosegue, anche se “attualmente la situazione nella Basilica e fuori di essa pare essere tranquilla, noi da 15 giorni siamo chiusi nel Convento, senza aprire neppure una finestra”. “Che fare?” – si chiede padre Ibrahim. “Chi può cacciare via i 240 palestinesi presenti nel Convento? Sono entrati. Ora sono con noi. Ciò che si poteva fare per loro noi l’abbiamo fatto”. “Certo – continua il frate -, si poteva dir loro: ‘per favore andate via’. Ma cacciarli dalla Basilica nel momento in cui sono entrati, significava esporli a bombardamenti e a spari”. È vero, conclude, “la maggior parte di loro sono armati, ma tra questi ci sono anche molti civili entrati nel convento per paura”.