BIOETICA: GIOVANNI PAOLO II, NO AL “CONFLITTO D’INTERESSI” E ALLA “MEDICINA DEI DESIDERI”

Nel campo della ricerca biomedica e farmaceutica, si rischia di promuovere “decisioni e prodotti che sono contrari ai valori veramente umani e alle domande di giustizia”, producendo così “un conflitto di interessi tra la ricerca e il corretto trattamento della malattia e l’obiettivo finanziario di realizzare un profitto”. A pronunciare un secco “no” nei confronti di una scienza medica che tende a “massimizzare i profitti e aumentare il volume degli affari”, a scapito della “qualità dei servizi” per “coloro che non possono pagare”, è stato oggi il Papa, in una lettera indirizzata al nunzio apostolico in Polonia, mons. Jozef Kowalczyk, in occasione della Conferenza nazionale sul “Conflitto di interessi nella scienza e nella medicina”, svoltasi nei giorni scorsi a Varsavia. Sotto accusa, soprattutto, “la medicina dei desideri”, favorita dall’industria farmaceutica che – sottolinea il Papa – “ha già piazzato sul mercato mondiale prodotti contrari al bene morale”, alcuni dei quali mirano persino alla “soppressione della vita già concepita”. Un esempio per tutti: la ricerca biomedica finalizzata a “perfezionare i metodi della fecondazione umana artificiale”, i cui fondi sono in continuo aumento, al contrario dei “pochi fondi destinati alla prevenzione e al trattamento dell’infertilità”. Giovanni Paolo II condanna, in particolare, il “sostegno di grandi investitori” all’uso o alla clonazione di embrioni umani per ottenere cellule staminali: sarebbe, invece, “eticamente accettabile e scientificamente valido”, anche se meno remunerativo in termini economici, “usare cellule staminali adulte per le stesse terapie”. Le case farmaceutiche sono anche accusate di “spendere ingenti somme per medicine che servono a scopi edonistici”, mentre nei Paesi poveri “non sono neanche accessibili i medicinali per il trattamento di malattie mortali”. L'”approccio utilitaristico” alla malattia rischia di invadere, per il Papa, anche gli ospedali, “soggetti all’imperativo del contenimento dei costi” ed è favorito anche dai media, che “provocano aspettative esagerate” nei confronti di alcuni farmaci e “diffondono una specie di consumismo farmacologico”.