“La croce non come episodio, ma come atteggiamento di vita perché tutta la sua vita è vissuta all’ombra della croce”. Così il cardinale Josè Saraiva Martins prefetto della Congregazione delle cause dei Santi ha sintetizzato l’essenza della santità di padre Pio, intervenendo al congresso internazionale: “Padre Pio, l’uomo, il cristiano, il santo”, organizzato ieri e oggi a Roma dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con il Coordinamento Diocesano Gruppi di Preghiera di Padre Pio. Il cardinale ha aggiunto che “Padre Pio sapeva e ripeteva che il dolore per sé è un male, non è appetibile, non è conforme alla natura umana che istintivamente lo rifugge come contrario alla felicità”. La sua missione era di proporre “i motivi teologali e soprannaturali” della sofferenza. “Rispetto agli altri stimmatizzati – ha affermato Nicola Silvestri, vice direttore sanitario della Casa Sollievo della Sofferenza voluta dallo stesso Beato, prossimo alla canonizzazione prevista per il 16 giugno – Padre Pio occupa un posto a parte per la completezza dei segni, alle mani, ai piedi, al costato; per il lungo periodo di permanenza delle piaghe, per il fenomeno della scomparsa alla sua morte”. “Dal punto di vista medico – ha precisato – le stimmate non possono essere considerate come ferite o piaghe, perché non tendono a cicatrizzarsi, neanche quando sono medicate. Non subiscono processi di infezioni né di decomposizione, non cadono in necrosi, non emanano cattivo odore, permangono stazionarie e inalterate per anni, contro ogni legge di natura”. Silvestri ha ribadito che: “Le stimmate di Padre Pio sono la riproduzione esatta, specie per ciò che concerne la sede, delle piaghe di Gesù, secondo gli studi condotti sulla Sacra Sindone”.