CEI: L’AZIONE CATTOLICA, “VOCE DEL LAICATO” E “COSCIENZA CRITICA” DELLA SOCIETÀ CIVILE (2)

In un contesto, come quello attuale, “caratterizzato da pericoli per la dignità della persona umana e la ricerca del bene comune della società, a causa di diffusi orientamenti nichilistici e relativistici”, i vescovi auspicano un’Ac “sempre più disponibile al dialogo sui grandi temi della vita” e in grado di “accettare le sfide lanciate dalla cultura contemporanea”. “Elaborare proposte idonee a presentare le ragioni della fede in modo credibile e condivisibile, prestando attenzione alle domande e alle scelte delle persone che sono attorno a voi”. Questo l’invito rivolto dalla Cei ad Ac, chiamata “a misurarsi oggi con l’incredulità, con l’indifferenza, con la ricerca di quanti non si riconoscono esplicitamente o consapevolmente in una prospettiva cristiana, nonché con la diffusa estraneità nei confronti di un cammino ecclesiale”. Nel “dialogo con chi non crede”, i vescovi esortano gli iscritti all’associazione ad “attingere luce dal Vangelo, impegnandovi a testimoniarlo con la coerenza della vita di ogni giorno, facendovi prossimi a tutti, senza conformarvi alle logiche del mondo e ai suoi modelli culturali”. “Dire il Vangelo con le parole semplici della vita quotidiana, per imparare a parlare al cuore di ogni uomo”: è, in sintesi, il suggerimento della Cei per “comporre tensione missionaria e laicità”, declinando in forme diffuse e popolari” il progetto culturale della Chiesa italiana, ed “aiutando i laici delle comunità parrocchiali a guardare e giudicare da credenti le questioni impellenti del nostro tempo”. Laici presenti nelle comunità parrocchiali, “stimolandone la missionarietà”, e negli “ambienti di vita”, eredi di un’Associazione che nella storia è stata sempre “protagonista di un serrato confronto con mentalità ideologie e modelli sociali che negavano valori fondamentali della persona umana, dando voce e unità alle diverse componenti del mondo cattolico”: questa l’identikit che i vescovi tracciano dei soci di Ac, la cui “testimonianza evangelica” può “incrementare la condivisione e la collaborazione con ogni persona di buona volontà”.