TERRA SANTA: UNA NOTA PER I 140 SETTIMANALI CATTOLICI LOCALI

Pubblichiamo il testo integrale della nota che il presidente della Fisc (Federazione italiana dei settimanali cattolici), Vincenzo Rini, ha inviato oggi alle 140 testate associate – Per la prima volta nella storia le armi sono entrate nella basilica della Natività a Betlemme, portando con sé violenza, morte, sofferenza e distruzione. Dicono gli storici che nemmeno il terribile Saladino entrò armato in quel sacro edificio. Di fronte ai fatti di questi giorni, che hanno visto il luogo natale di Gesù al centro di occupazione e scontri armati, da cattolici non possiamo non sentirci pienamente partecipi della preoccupazione del Papa e del dolore dei patriarchi di Terra Santa, sia per la morte e la sofferenza di tante persone, che per l’offesa recata ai luoghi santi. Insieme al Papa ribadiamo la necessità che si fermi la violenza ormai giunta a “livelli inimmaginabili e intollerabili”. Insieme ai patriarchi e ai capi delle varie confessioni cristiane di Terra Santa condividiamo il disappunto e la protesta per il divieto loro posto dalle autorità israeliane a raggiungere la basilica di Betlemme, nella quale religiosi cattolici, ortodossi e armeni sono assediati da giorni – insieme ai miliziani palestinesi che hanno invaso la chiesa -, bisognosi di cibo e di medicinali che, per ordine delle autorità militari, non possono essere loro portate. Purtroppo si deve constatare come in questa guerra sia i palestinesi che hanno occupato in armi la basilica, sia gli israeliani che vi hanno fatto un’incursione sparando e uccidendo, non hanno rispettato gli accordi firmati con la Santa Sede da parte israeliana nel 1993 e da parte palestinese nel 2000. Il mancato rispetto di accordi internazionali è testimonianza chiara della degenerazione del conflitto. L’urgenza assoluta, in questo momento, è che si rinunci alla logica della violenza: da parte palestinese è necessario fare udire alla comunità internazionale una condanna chiara ed efficace del terrorismo; da parte israeliana, come è auspicato da tutto il mondo, deve cessare l’invasione e l’occupazione dei territori palestinesi. Sappiamo però che, in questo momento più che mai, nei due popoli che si contrappongono, la voce più forte non è quella che chiede pace, bensì quella che invoca l’uso indiscriminato della forza. Per questo è necessario che, da parte del presidente degli Stati Uniti d’America, come da parte delle autorità dell’Onu e dell’Europa Unita, si faccia sentire sempre più esplicita la condanna della violenza, accompagnata da iniziative concrete di pace, che sappiano anche esercitare forti pressioni nei confronti di chi continua ad alimentare lo scontro fra i popoli. Da ultimo, vale la pena sottolineare, a scanso di equivoci e di interpretazioni strumentali, che il fatto di non condividere e, quindi, di condannare l’occupazione armata dei territori da parte del governo israeliano, in nessun modo può essere interpretato come scelta di campo contro Israele e contro il popolo ebraico. L’antisemitismo è tutt’altra cosa: non può essere confuso con l’amore della pace.