SARDEGNA: UN VESCOVO RISPONDE AD UN IMPRENDITORE MINACCIATO DALLA CRIMINALITÀ

“Cristo continua a morire tutte le volte che un uomo viene ucciso, o anche offeso e umiliato; continua a morire quando vengono calpestati la dignità e i diritti fondamentali, quando viene uccisa la speranza della persona umana e di una comunità”. Ad affermarlo, il vescovo di Ozieri (Sassari), mons. Sebastiano Sanguinetti, rispondendo dalle colonne dell’ultimo numero del settimanale diocesano “Voce del Logudoro” alla lettera di un imprenditore che denuncia allo stesso vescovo le gravi minacce e i ricatti subiti, tali da compromettere il risultato di anni di impegno e da scoraggiare “la creazione di nuovi posti di lavoro”, e che, di fronte “all’indifferenza delle istituzioni”, conclude con un accorato invito: “Venga a trascorrere un po’ di tempo con noi… a vedere come viviamo e come e cosa si deve sopportare”. Una denuncia ed un appello, riflette il presule, dai quali “tutti siamo coinvolti e messi in discussione. E’ messa in discussione la moralità dei comportamenti, lo scarso senso della responsabilità collettiva, la cultura dell’avere tutto a basso prezzo. E’ messa in discussione una società che mentre denuncia la mancanza di posti di lavoro, soprattutto per i giovani, e di sviluppo socio-economico, spesso non fa che boicottare o mettere in difficoltà” ogni tentativo di promuoverli. “Il lavoro – scrive ancora mons. Sanguinetti – è un bisogno e un diritto: chi lo impedisce o lo distrugge attenta all’integrità dei diritti della persona e della comunità”. Quale la risposta della Chiesa? “Io non posso non esser dalla parte di chiunque sia ‘crocifisso’ a causa della cattiveria o dell’insensibilità dei fratelli”; di fronte “alla cultura della minaccia e della violenza” la Chiesa “è chiamata a formare coscienze rette e mature e a contribuire a fare opinione e a fare maturare il consenso intorno ad alcuni valori portanti”. “Domande e inquietudini salutari per la coscienza di tutti noi”, quelle sollevate dalla lettera: “è doveroso per ciascuno – conclude il presule – imboccare una strada di nuova giustizia, di vita e di speranza”.