NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – L’iniziativa diplomatica e il grande rilancio dell’iniziativa spirituale. Di fronte all’ulteriore aggravarsi della crisi in Terrasanta, la linea della Santa Sede è chiara e diventa un riferimento preciso, mentre il conflitto rischia di allargarsi anche ad un confuso e preoccupante livello di confronto di culture e di ideologie. Attenzione: bisogna tenere assolutamente separato, soprattutto qui in Italia e in Europa, il conflitto politico-militare in Terrasanta da qualunque tentativo, che pure alcuni perseguono, di ragionare – ancora una volta – in termini di scontro di civiltà, evocando fantasmi di un passato più o meno recente. Il conflitto non va assolutamente allargato, ma va anzi limitato. Per questo il Papa ha rilanciato la preghiera. Perché la religione non può essere strumentalizzata, come troppe volte è stato. D’altra parte i contendenti non possono essere lasciati soli, prigionieri di quella che il Papa definì una “catena infernale”. La comunità mondiale può fare di più. Anche a questo livello è intervenuta la Santa Sede: la lettera di Giovanni Paolo II al presidente Bush è stata proprio tesa a rilanciare le prospettive di un intervento diplomatico. Gli Stati Uniti sembrano così usciti dalla sostanziale impasse che aveva caratterizzato la loro posizione, lasciando ampi – e probabilmente imprevisti – spazi di manovra al premier israeliano. Infatti se mancano prospettive politiche si insinuano le ragioni di un confitto che, mescolando insieme storia e cultura, terra e sangue, religione e politica, rischia di fornire ulteriori elementi di disordine in un quadro internazionale privo di un credibile baricentro. Certo i passi della diplomazia sono incerti e il terreno è pieno di trabocchetti, di interessi reali e poco confessabili che stanno dietro aspirazioni legittime e buone intenzioni. C’è allora anche una grande responsabilità della cultura e dell’opinione pubblica: assecondare questi sforzi e non generare cortocircuiti propagandistici. In particolare per l’Italia e per l’Europa è urgentissimo dibattere con realismo e concretezza sul ruolo della diplomazia europea e sulle strade per arrivare a dotare l’Unione di un profilo di intervento autorevole. Questo non significa non occuparsi dei profili culturali, morali, di civiltà, che emergono dalla tragedia di queste settimane. Anzi. Significa farlo con la prospettiva di offrire nuovi orizzonti e nuove prospettive. Senza queste nuove prospettive, che costringano i contendenti a farsi carico di ragioni che travalicano i confini del conflitto, tutti continueranno a perdere, tragedia continuerà ad aggiungersi a tragedia.