PACE: IN 120 SCUOLE ITALIANE PROGETTI EDUCATIVI PER “CREDERE IN UN MONDO MIGLIORE”

Più di 120 scuole di tutte le regioni italiane, dalle elementari alle superiori, contribuiranno alle linee guida per l’educazione alla pace nelle scuole che hanno aderito al progetto “La mia scuola per la pace” proposto dal Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace, in accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione, per l’anno scolastico in corso. Se ne è parlato durante il meeting in corso ad Assisi oggi e domani promosso dalla Tavola della Pace in preparazione alla marcia Perugia Assisi e in memoria di p. Ernesto Balducci, a dieci anni dalla morte. Un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime delle guerre è stato osservato dagli oltre 850 ragazzi affollati nell’auditorium della Cittadella. Poi hanno preso la parola i ragazzi per dire che “credere in un mondo migliore si può e si deve, e l’educazione alla pace è una via per realizzarlo”. Nelle loro testimonianze sui progetti realizzati c’è di tutto: attenzione alle donne, ai bambini, legislazioni europee, storia delle guerre; forme espressive utilizzate per comunicare ai compagni o alle comunità cittadine i frutti delle loro ricerche attraverso internet, spettacoli teatrali, video, cd e anche cartellonistica, fino ai murales. Molta attenzione è data alla presenza di immigrati nel territorio e nelle scuole. Nel circolo didattico del Comune di Cossato (provincia di Biella) gemellato con la comunità Nevé Shalom, grazie al contributo del Comune sono entrati nelle classi i ‘mediatori culturali’. L’esperienza ha aiutato i bambini italiani ad essere più aperti ma il lavoro si è rivelato particolarmente utile per i bambini marocchini, pakistani, cinesi e kosovari che si sono sentiti più capiti perché hanno visto altre persone, straniere come loro, essere considerate in modo positivo dagli altri. Sono riusciti a parlare di più e con più libertà di se stessi, cosa che prima avveniva in modo limitato. “E’ un incontro importante per i ragazzi – ha commentato Grazia Bellini, presidente nazionale dell’Agesci – perché la percezione della solitudine è molto pesante e può essere un elemento di scoraggiamento”.