TERRA SANTA: I SALESIANI SMENTISCONO, “DON JACQUES AMATEIS È VIVO”

“Grazie a Dio, don Jacques è vivo. Abbiamo vissuto di nuovo nel giro di due ore e mezza il venerdì santo e la Pasqua”. A smentire la notizia della morte del salesiano don Jacques Amateis, data per certa da alcune “fonti per altro abbastanza attendibili” è don Gianni Caputa, che si trova a Roma come delegato dei salesiani del Medio Oriente al capitolo generale dei salesiani. “C’era giunta la notizia che il morto era lui. E invece – racconta don Caputa – il delegato apostolico di Gerusalemme, mons. Pietro Sambi, presso il quale don Jacques Amateis tutte le mattine si reca, in quanto è uno dei suoi segretari, ha ricevuto una telefonata da don Jacques verso le 14,30 (ore taliane) e poco dopo anche la mamma di don Jacques che abita tra Cuneo e Fossano ha ricevuto una sua telefonata. Evidentemente lui ha sentito qualche notizia alla radio e alla tv ed ha tenuto a smentire subito la notizia”. La smentita è arrivata tramite il direttore dell’istituto teologico salesiano di Gerusalemme, don Giorgio Zevini, ed è stata confermata anche dal superiore dei salesiani, don Mario Urru, che si trova alla casa generalizia per partecipare al capitolo generale. Sebbene sia ancora confusa, don Caputa ricostruisce la vicenda. “Le brigidine – racconta – sono arrivate da poco a Betlemme. La loro casa religiosa dista circa 150 metri dall’istituto tecnico salesiano. Ieri sera probabilmente si sono sentite insicure perché c’erano delle sparatorie nei dintorni ed hanno chiesto qualcuno che conoscesse l’arabo e che potesse difenderle. Don Jacques si è offerto. Stamattina deve aver celebrato messa. I nostri confratelli a Betlemme non lo vedevano da qualche ora e forse anche questo ha dato adito a dire: c’è stata la sparatoria, c’è stato un morto, c’è un prete, probabilmente sarà don Jaques”. “La sparatoria – aggiunge don Caputa – c’è stata e secondo quanto mi diceva l’economo dell’istituto teologico salesiano che sta a 4 chilometri di distanza dalla casa delle brigidine, in mattinata si vedevano ancora segni di incendio e fumo che si sprigionava dal convento”.