“Siamo inorriditi e angosciati di fronte alle sofferenze di così tante persone in Terra Santa e alla distruzione di edifici e strutture”. In un accorato appello il patriarca latino, Michel Sabbah, gli arcivescovi e i capi di tutte le chiese cristiane in Gerusalemme si rivolgono “ai leader politici – in particolare Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Europea – ai leader religiosi – il Santo Padre, l’arcivescovo di Canterbury, il presidente della Conferenza episcopale statunitense, la Federazione luterana, i patriarchi ortodossi del mondo intero – e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà perché nel nome di Dio soccorrano la nostra gente”. “La morte e il ferimento di così tante persone innocenti svergognano il mondo intero”. “Ci rivolgiamo a lei, presidente Bush” – continua l’appello – “perché fermi immediatamente la tragedia disumana che si sta consumando nelle città e nei villaggi palestinesi della Terra Santa. Questa mattina i carri armati israeliani hanno raggiunto la chiesa della Natività in Betlemme, la città del nostro Signore Gesù Cristo. Sappiamo di uccisioni indiscriminate e arbitrarie. Numerose persone sono private di acqua, elettricità, cibo e medicine. Molte delle nostre istituzioni religiose sono state invase e danneggiate. Ci appelliamo alla sua coscienza cristiana, perché sappiamo che lei è l’unico in grado di fermare questa tragedia, immediatamente. Ci offriamo come mediatori per la pace e la sicurezza della gente di questa terra, sia israeliani che palestinesi”. “La situazione è molto grave”, conferma padre Raed Abusahlia, segretario del Patriarca di Gerusalemme, raggiunto telefonicamente dal Sir mentre è giunta notizia della morte di padre Jacques Amateis, un religioso salesiano, 62 anni, nativo di S.Salvatore di Savigliano (Cuneo) che si trovava in un convento di Santa Brigida in Betlemme durante l’irruzione di militari israeliani. Padre Amateis aveva ricoperto un ruolo importante nel dialogo in Medio Oriente.”A Betlemme è in corso una strage totale. Evacuazioni, rastrellamenti, attacchi alle chiese e alle case, con i carri armati israeliani che hanno invaso persino la piazza della Natività dove due anni fa il Papa ha celebrato la Messa. Sappiamo di morti e feriti, persone intrappolate nelle macchine schiacciate. Abbiamo contattato la Croce Rossa Internazionale per i soccorsi, ma gli israeliani non consentono alle autoambulanze di arrivare sul posto, contro ogni convenzione internazionale e rispetto dei diritti dell’uomo. L’esercito attacca la popolazione civile, mentre l’Europa tace. Non bastano più le parole, abbiamo bisogno di concretezza. Bush deve fermare la violenza di Sharon”. Alle 14, ora locale, il Patriarca e i capi di tutte le chiese cristiane di Gerusalemme marceranno dalla porta di Giaffa sino alla casa del premier Sharon, in Rahavia’s Street, per “protestare contro questa totale invasione”. Proveranno ad incontrarlo e “proporgli una mediazione di pace con i palestinesi”.