TERRA SANTA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Ci sono alternative a questo stato di guerra ormai totale nei territori occupati? Tutti si pongono questa domanda e le chiavi della risposta sembrano soltanto nell’unica superpotenza. Tutto è così drammaticamente complesso e tutto è così tragicamente semplice in questo nuovo, decisivo tornante dell’interminabile conflitto israelo-palestinese. Ormai dimenticata la guerra, che pure prosegue per sacche di combattimenti, in Afghanistan, sempre incombente la spedizione punitiva contro Saddam Hussein in Iraq, nell’inestricabile e sanguinoso conflitto della Terrasanta tutti i nodi emergono e ulteriormente si aggrovigliano. E’ in corso un acceso dibattito culturale e politico se la causa degli ebrei sia assimilabile a quella di Israele e questa al sionismo: intanto rispuntano gli incendi di sinagoghe, in diverse importanti località della Francia. Davvero l’attuale premier israeliano ritiene che la guerra nei Territori fermi il terrorismo degli estremisti palestinesi? Davvero l’unica superpotenza ritiene che questa sia la strada per dare attuazione alle risoluzioni delle nazioni Unite che solennemente sanciscono il diritto dei Palestinesi ad un loro Stato? Troppe sono le domande senza risposta, mentre tutti i principali attori internazionali sembrano assistere senza potere o senza volere intervenire da un lato all’infinita serie degli attentati suicidi, dall’altro alle rappresaglie militari. Tanto peggio, tanto meglio. E’ la vecchia logica della (peggiore) politica che sembra molti spettatori interessati applichino alla Terrasanta. Nelle alchimie della realpolitik planetaria infatti forse non a pochi giova che la polveriera resti accesa, che l’incendio resti attizzato, salvo cercare di controllare che non si espanda e provochi reazioni incontrollabili. Ma la storia insegna che questi calcoli spesso si sono rivelati miopi ed anzi controproducenti. Per questo l’opinione pubblica mondiale deve saper reagire. E il miglior paradigma l’ha offerto proprio il Papa, indicando due linee: da un lato non stancarsi di fare pressioni morali su chi può intervenire, su chi può decidere ed operare in positivo. all’altro rifiutando la logica della guerra, del conflitto totale, in cui le ragioni della politica e dell’odio si mescolano con quelle della cultura e della religione. Al contrario. Nel groviglio della Terrasanta di questi anni è la religione ad essere strumentalizzata e bestemmiata, in nome di logiche – peraltro miopi – di politica di potenza. Così anche i generali che sembrano vittoriosi sono sconfitti dalla guerra. Ma pagano soprattutto i più deboli. Paga il tessuto della convivenza mondiale. E questo non è più a lungo tollerabile.