MESSAGGI DI VESCOVI PER IL NATALE : TRA GUERRA E PACE, RICCHEZZA E POVERTÀ

” “”Sappiamo bene che non sono le guerre a risolvere i gravissimi problemi della comunità internazionale”: lo scrive nel suo messaggio natalizio ai fedeli il vescovo di Trieste, mons. Eugenio Ravignani. Il timore del conflitto potrebbe essere fugato – aggiunge – puntando su “trattative serie, pazienti e leali” che “possono creare o ristabilire rapporti di reciproca intesa e di collaborazione”. Per mons. Ravignani bisogna quindi impegnarsi, anche a livello locale, per evitare “scontri e tensioni che pure si avvertono con preoccupazione e divengono motivo di lacerazione e di divisione”.
” “”Natale dei ricchi” e “Natale dei poveri”: li descrive il vescovo di Novara, mons. Renato Corti, nel messaggio ai fedeli per le prossime feste. “Quello dei ricchi – spiega -, intendo dire di noi che viviamo nella società del benessere e continuamente sospinti al consumismo, rischia di essere shopping, acquisti, regali, pranzi, viaggi”. “Ma – prosegue – questo è tutto, tranne che Natale”. Mons. Corti riflette poi sul “Natale dei poveri”: “intendo dire quello di coloro che, per un motivo o per un altro, sono indotti a dire: ‘Non fa per me'”. “Sia ai ricchi, – aggiunge – che rischiano di avere ogni cosa ma di essere sul nulla, sia ai poveri, per i quali le prove della vita possono spegnere la speranza, c’è una maestra insuperabile per capire e gustare il mistero del Natale. Si chiama Maria, la madre di Gesù”. Il suo è quindi un invito ad assumere la gioia e il ringraziamento di Maria nei confronti del Creatore per il grande dono avuto.
” “”Per fare un vero Natale è necessario che ci sia un po’ di silenzio”: lo scrive mons. Benito Cocchi, vescovo di Modena-Nonantola, nel messaggio di augurio per la festa della Natività. “Forse il silenzio, al quale non siamo più abituati, ci fa paura … abbiamo bisogno di silenzio per accorgerci delle persone della nostra famiglia, di quelle che frequentiamo ogni giorno per motivi di lavoro o di scuola; senza silenzio in noi, non sappiamo dare spazio al lamento di chi soffre, di chi attende un gesto di attenzione e di solidarietà”. Il vescovo mette in guardia dal rischio di “sordità interiore” indotto dall’abitudine al frastuono e alla frenesia. “Se siamo dominati da un rumore interiore, non sentiamo la preoccupazione e la disperazione di chi manca del lavoro, della casa, della sicurezza”. Il messaggio si chiude con l’invito a cercare un “silenzio riflessivo, interiore del Natale cristiano, nella fede certa che Dio ‘si è fatto come noi’ per camminare con noi, per darci speranza”.