GIORNATA DELLA PACE 2003: MESSAGGIO DEL PAPA, “I GOVERNANTI PENSINO DI PIÙ AL BENESSERE DEI POPOLI” (2)

” “Nel messaggio il Papa fa una lunga analisi dei cambiamenti intercorsi nel mondo negli ultimi 40 anni, da quando cioè Giovanni XXIII scrisse la lettera enciclica “Pacem in terris”: il periodo della guerra fredda, il crollo del muro di Berlino, la nascita delle Nazioni Unite e dei movimenti per i diritti umani. Eppure, osserva Giovanni Paolo II, “la prospettiva di un’autorità pubblica internazionale a servizio dei diritti umani, della libertà e della pace, non si è ancora interamente realizzata, ma si deve registrare, purtroppo, la non infrequente esitazione della comunità internazionale nel dovere di rispettare e applicare i diritti umani”. Questo dovere, afferma il Papa, “tocca tutti i diritti fondamentali e non consente scelte arbitrarie, che porterebbero a realizzare forme di discriminazione e di ingiustizia”. Giovanni Paolo II mette in evidenza la “preoccupante forbice” tra “una serie di nuovi ‘diritti’ promossi nelle società tecnologicamente avanzate e diritti umani elementari che tuttora non vengono soddisfatti soprattutto in situazioni di sottosviluppo: penso, ad esempio, al diritto al cibo, all’acqua potabile, alla casa, all’autodeterminazione e all’indipendenza. La pace – sottolinea – richiede che questa distanza sia urgentemente ridotta e infine superata”. La comunità internazionale, fa notare il Papa, ha una Carta dei diritti ma “ha per lo più trascurato d’insistere adeguatamente sui doveri che ne derivano”. Il Papa fa riferimento ad “un grande disordine nella situazione del mondo contemporaneo” e si chiede “quale tipo di ordine può sostituire questo disordine, per dare agli uomini e alle donne la possibilità di vivere in libertà, giustizia e sicurezza?” E raccomanda che il problema dell’ordine negli affari mondiali non prescinda “da questioni legate ai principi morali”. Giovanni Paolo II allude ad “una nuova organizzazione dell’intera famiglia umana, per assicurare la pace e l’armonia tra i popoli”, che non significa “la costituzione di un super-stato globale” quanto piuttosto “l’urgenza di accelerare i processi già in corso per rispondere alla pressoché universale domanda di modi democratici nell’esercizio dell’autorità politica, sia nazionale che internazionale, come anche alla richiesta di trasparenza e di credibilità ad ogni livello della cosa pubblica”.