” “Fare in modo che i confini dell’Europa rimangano “aperti” anche ai Paesi che non appartengono all’Unione: è l’auspicio che mons. Amédée Grab, vescovo di Coira e presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee), rivolge ai responsabili politici che si riuniranno domani e dopodomani a Copenaghen per concludere i negoziati per l’ingresso di 10 nuovi Paesi nell’Unione Europea (Polonia, Cipro, Malta, Estonia, Ungheria, Lettonia, Slovenia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia). Mons. Grab ne parla in una intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di SirEuropa, nell’ambito di un secondo speciale dedicato al vertice di Copenaghen e alla voce delle Chiese dei 10 Paesi candidati. Nei giorni scorsi anche il Papa e la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) con un documento intitolato “Speranza, fiducia e solidarietà” hanno rivolto alcune raccomandazioni ai partecipanti al vertice di Copenaghen. “Se da un lato è lecita l’esigenza di ‘tracciare’ dei confini afferma mons. Grab -, dall’altra ci preoccupiamo perché le frontiere non siano una chiusura verso i Paesi che non appartengono all’Unione, ma con i quali devono esistere rapporti”. “L’Europa con una più chiara identità precisa – sarà anche un’Europa più capace di contribuire e di ricevere nell’ordine mondiale”. Secondo mons. Grab l’allargamento “è un evento storico che chiude un capitolo della storia europea e ne apre uno nuovo, con enormi potenzialità di pace e di giustizia. Ciò è in sintonia con i valori del Vangelo e con la prospettiva della ‘fratellanza’, tipica della nostra fede. Per questo motivo le Chiese sostengono il cammino politico attuale dell’Europa”. Il contributo della Chiesa si sofferma in particolare sul tema dei “valori”, per “un’Europa della solidarietà e della sussidiarietà”, nella quale sia anche garantita “la libertà religiosa e uno spazio di diritti. Le Chiese non stanno cercando di ottenere privilegi all’Unione europea, ma il rispetto di una realtà di fatto che esiste in Europa. In secondo luogo, il riferimento alla trascendenza è importante perché apre gli orizzonti per i valori, per l’incontro e demitizza le realizzazioni storiche e le questioni di ‘potere'”.