ALLARGAMENTO UE: LETTONIA; IL SÌ DEI VESCOVI (SIREUROPA)

” “L’entrata della Lettonia in Unione europea può aiutare il paese a rompere il muro dell’isolamento e accedere ai valori cristiani. Per questo i vescovi della Lettonia appoggiano il processo di adesione definendolo un passo “favorevole e positivo”. Lo spiega al Sir il card. Janis Pujats, arcivescovo di Riga, in un commento che sarà pubblicato sul prossimo numero di SirEuropa in un secondo speciale dedicato al vertice di Copenaghen e alla voce delle Chiese dei 10 paesi candidati all’allargamento (Polonia, Cipro, Malta, Estonia, Ungheria, Lettonia, Slovenia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia). La Lettonia è uno dei tre paesi baltici situato tra la Russia e l’Unione europea. Annesso all’Unione Sovietica nel 1940, il Paese ha riconquistato l’indipendenza nel 1991. “Nel corso della storia – dice l’arcivescovo – il nostro Paese si è sempre considerato un paese europeo” ed oggi, dopo l’indipendenza, vuole “farne di nuovo parte”. I segni del regime sono però ancora evidenti: secondo le statistiche risulta infatti che solo una minoranza della popolazione si dice cristiana (16% protestanti, 14,9% cattolici, 8% ortodossi). Che cosa ci si attende dall’Europa? “Innanzitutto – risponde l’arcivescovo – la sicurezza del nostro paese, così come lo sviluppo economico ed agricolo, scambi e collaborazione tra i paesi, accesso alla cultura europea e al mercato comune. La lista dei vantaggi potrebbe continuare. Ma la ragione principale per la quale la Conferenza episcopale della Lettonia sostiene l’entrata del Paese in Unione europea, è la possibilità di accedere ai valori cristiani, agli scambi reciproci tra paesi che potrebbero fortificare la nostra fede e la nostra fedeltà al Vangelo, permettendo al nostro popolo di comprendere meglio il carattere universale della Chiesa”. Secondo l’episcopato lettone, l’adesione dei paesi candidati all’Ue potrebbe determinare “la distruzione delle barriere tra i paesi, l’interazione tra popoli e culture, la concorrenza ma anche l’arricchimento reciproco e la cooperazione”.