” “”Il 6 dicembre di 25 anni fa moriva Raoul Follereau, un uomo capace di trasformare in energia quella che per millenni era sembrata un’utopia: il riconoscimento dei malati di lebbra come persone con diritto ad una propria vita sociale”: inizia con queste parole il messaggio di Enzo Venza, presidente dell’Aifo (Associazione italiana amici di Raoul Follereau), in occasione del quarto di secolo dalla sua scomparsa. Nato il 17 agosto del 1903 a Nevers in Francia, da una famiglia di industriali, nel 1918 Follereau incontra Madeleine Boudou, con la quale trascorrerà tutta la vita. Nel 1935 seguendo, come inviato di un giornale, le orme del missionario Charles de Foucauld incontra ad Adzope’ (Costa d’Avorio) un villaggio di lebbrosi. Questo incontro cambia la sua vita. Nel 1942 in piena guerra lancia l’iniziativa di solidarietà “L’Ora dei poveri”. Ricercato dai Nazisti, per una serie di articoli contro Hitler, e’ costretto a nascondersi. Nel 1946 propone il Natale del Padre de Foucauld e fonda L’Ordine della Carità che diverrà in seguito la Fondazione Raoul Follereau. Nel 1953 con i soldi raccolti nei suoi giri di conferenze viene inaugurata ad Adzopè la “citta’ dei lebbrosi”. Innumerevoli le sue attività successive: compie l’equivalente di ben trentadue volte il giro del mondo per raccogliere fondi per curare i malati di lebbra, scrive libri, manda messaggi ai capi di stato. Istituisce nel 1954 la “Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra” celebrata tuttora in 150 paesi. Tra il 1964 e il 1969 anima la campagna “Il costo di un giorno di guerra per la pace”, rivolta all’Onu, a cui aderiscono 4 milioni di giovani in 125 paesi. Dice di lui il presidente dell’Aifo Enzo Venza: “Molte donne ed uomini si battono per ideali nobili ma pochi riescono a registrare in vita cambiamenti così sensibili della realtà. Follereau ha avuto la fortuna di essere tra questi”. Era solito dire: “Il segreto della felicità: fare tutto con amore”.