NO GLOBAL: DALLA TORRE, “L’OPINIONE PUBBLICA VIGILI MA SI PERMETTA ALLA GIUSTIZIA DI LAVORARE”” “

C’è disorientamento nell’opinione pubblica su quanto sta avvenendo in questi giorni in merito alle vicende giudiziarie dei no global: prima l’archiviazione del caso relativo alla morte di Carlo Giuliani a Genova, poi la scarcerazione dei no global a Cosenza e ieri un nuovo arresto per 23 persone che hanno preso parte ai disordini del G8 di Genova. “Posso capire che l’opinione pubblica sia un po’ disorientata – commenta il giurista Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa (Libera Università Maria SS.ma Assunta), in una intervista che verrà pubblicata nel prossimo Sir bisettimanale -. Certo queste cose non incoraggiano la fiducia nella giustizia. Ma non si può nemmeno colpevolizzare la giustizia: probabilmente i magistrati hanno raggiunto conclusioni che non potevano essere diverse. Forse i provvedimenti di Cosenza sono stati affrettati, ma a Genova sono stati commessi reati da entrambe le parti. Forse non si è ancora in grado di individuare le responsabilità individuali ma le violenze e i saccheggi sono accaduti”. Però, precisa Dalla Torre, “se da un lato l’opinione pubblica ha bisogno di essere tranquillizzata sul fronte della giustizia – perché la società ha bisogno di una giustizia giusta – è anche vero che bisogna permettere alla magistratura di lavorare in pace, senza essere assediata da una opinione pubblica, in particolare dai mezzi di comunicazione, che a seconda delle posizioni politiche e ideologiche approvano o disapprovano”. Riguardo ad uno dei reati contestati – la “compartecipazione psichica” – Dalla Torre non si pronuncia perché “bisognerebbe vedere gli atti” ma invita a “vigilare” perché “non siano infranti” quei “confini molto sottili che toccano alcuni pilastri intangibili della società democratica, quali la libertà di pensiero e di opinione”. Contro i rischi di una criminalizzazione del movimento il giurista chiede di operare una “distinzione” per “non fare di tutta l’erba un fascio”: “ci sono una serie di componenti da incoraggiare e sostenere perché costituiscono, anche a livello internazionale, una società civile che garantisce pesi e contrappesi ed ha un ruolo molto importante nella tutela dei diritti fondamentali. E’ anche vero che non bisogna assolutamente ammettere atti di violenza. Come noi non accettiamo una concezione del diritto che diventa strumento del più forte, così la violenza non deve essere ammessa all’interno del movimento”.