” “”Anche se l’iniziativa di un rapporto sessuale proviene dall’altra persona, accettare una tale relazione non è mai legittimo”. E’ uno dei chiarimenti contenuti nel documento “Abusi sessuali nel quadro della pastorale direttive per le diocesi” pubblicato e diffuso oggi dalla Conferenza episcopale svizzera (Ces). Il documento si suddivide in cinque capitoli. Il primo chiarisce i termini della questione perché sulla materia siano evitate “le banalizzazioni, facilmente presenti in questo contesto”. Nella seconda e terza parte, il documento affronta il tema della prevenzione. I vescovi invitano le comunità ecclesiali a rompere “le zone grigie del silenzio” ed affermano: “I sentimenti che riguardano la sfera della sessualità, i fantasmi e le azioni possono passare spesso sotto silenzio, respinti e qualche volta anche negati a se stessi. Spesso si dà addirittura la colpa alla vittima”. Da qui il richiamo alla “trasparenza, all’apertura e alla franchezza. In un clima di confronto e discussione si legge nel documento – l’ipocrisia, la dissimulazione e l’inganno possono essere combattuti”. Il documento focalizza poi l’attenzione sulle procedure di ammissione per i candidati al sacerdozio: “I direttori dei seminari e i loro collaboratori devono cercare di ottenere un profilo il più dettagliato possibile sulla personalità del candidato” e qualora “apparissero dei fattori oscuri, deve essere consultato un esperto”. Il quarto capitolo è quindi dedicato alla presentazione della “Commissione di esperti” istituita dalla Conferenza episcopale e composta da 11 membri (rappresentanti della Chiesa e professionisti). L’ultima parte è invece riservata alle procedure ecclesiali che le diocesi sono chiamate a mettere in atto nel caso in cui si scopre un abuso sessuale. I vescovi invitano le diocesi ad avviare simili iniziative innanzitutto “per impedire ulteriori pericoli per le vittime”. Consapevoli che le procedure formali possono essere lunghe, la Ces chiedono alle diocesi di prevedere “a fianco della procedura penale, un processo informale durante il quale le informazioni di quanto è successo sono trasmesse al servizio ecclesiale competente da una persone di fiducia (psicoterapeuta, medico, operatore pastorale, avvocato) senza fare il nome della vittima”. I vescovi sollecitano infine le diocesi ad aiutare le vittime in tutti i modi, “sotto forma di sostegno pastorale, psicoterapeuticico e anche finanziario”.